Borracce, gesti e scattini: bilancio di una prima settimana di Giro 2020

Si è conclusa la prima settimana di questo insolito Giro d’autunno, in un anno tutto storto e sfortunato. Anche il Giro, quanto a sfortuna non se l’è passata granché bene. Già il cast alla partenza non era dei migliori, complice la solita priorità del Tour. Accentuata dal calendario tourcentrico di quest’anno, stilato da un’UCI che andrebbe forse riformata, poi ci si è messa anche la mala sorte a far fuori in pochi giorni alcuni fra i favoriti.

Lopez ha trovato un piccolo avvallamento proprio nel momento in cui staccava la mano dal manubrio, durante la crono inaugurale, e il suo Giro è durato un battito d’ali. Poi i mal di pancia di Vlasov l’hanno fatto fuori in un altro battito d’ali. Ma il premio sfortuna va senz’altro al povero Thomas, venuto qui bellicosamente dopo la caduta di qualche anno fa. Niente da fare. Passa sopra una borraccia della tappa dell’Etna, ancora durante durante il trasferimento, e tanti saluti.

Una borraccia cade e il danno è fatto

Ma con tutto lo spazio che c’era proprio in quel momento doveva cascare quella dannata borraccia? Che sfortuna, per lui e per gli organizzatori, che in un amen hanno perso tre sicuri protagonisti. Considerazione a margine: certo, non è raro che i corridori buttino le borracce, in gara, senza badare troppo al rischio che queste possano provocare una caduta (spesso infatti, i cosiddetti bidons rimbalzano sui marciapiedi e tornano dentro il gruppo, e meno male che a mia memoria non ricordo seri incidenti così provocati), ma in questo caso mi pare forse più un problema di tenuta dei portaborracce: se basta un piccolo dossetto per farne saltare in  aria in gran quantità (le immagini della partenza da Enna sono state davvero incredibili) forse il problema è più nei portaborraccia che non portano la borraccia. Ai produttori il compito di porre rimedio. Però perdere il mio favorito in questo modo mi ha un po’ infastidito.

Borracce, gesti e scattini: bilancio di una prima settimana di Giro

Gesti plateali

E’ stata anche la settimana dei gesti, più o meno plateali. Da Tony Martin, che fa una trenata delle sue e poi voltandosi, non si accorge che i compagni non sono dietro, gesticolando sconsolato. Caro Tony, il problema è che al Tour avevi dietro Dumoulin, Roglic, Kuss, Van Aert, al Giro, sia detto col massimo rispetto, forse ti mancano quelle le locomotive…

C’è poi il gesto sconsolato di Matteo Fabbro, che salendo sull’Etna fa una trenata pazzesca (che scalatorino…)  e poi anche lui si volta allargando le braccia quando si accorge che il suo allungo aveva creato un bel buco senza che i compagni fossero in grando di seguirlo. Mi ha ricordato una bella allargata di braccia di un certo Froome, ad un Tour di alcuni anni fa, quando, volendo fare il passo al suo capitano Wiggins, fu fermato dall’ammiraglia perché andava troppo forte anche per il suo capitano (era il Tour vinto proprio da Wiggins, anche se il buon Chris era certamente assai più forte…si sarebbe rifatto negli anni successivi). Che questa similitudine sia di buon augurio anche per il nostro Fabbro: anche solo un quarto delle vittorie del kenyano bianco e avrebbe un palmares da fare invidia.

Il brutto gesto

C’è poi il (bruttissimo) gesto di un certo direttore sportivo che, con un suo suo corridore nella fuga, non potendo passargli una borraccia perché oramai si era entro il limite di fine corsa, non trova niente di meglio da fare che gettarla violentemente per terra, peraltro in favore di telecamera. Si può discutere la opportunità di una regola. Se parti però ad una competizione accetti le regole che vigono in quel momento e protestare platealmente non fa altro che denotare mancanza di rispetto, carenza di self-control e, non da ultimo, incuranza anche per gli anzidetti vizi di possibili cadute a causa delle borracce in giro per la strada (oltre a Geraint, chiedete anche al povero Weening, un altro che ha salutato dopo esserci accidentalmente franato sopra).

Gli scattini

Ci sono poi gli scattini dei favoriti, sull’Etna, come a Roccaraso. E’ evidentem che i favoriti sopravvissuti alla falcidia dei primi giorni siano tutti più o meno sullo stesso livello. Forse nessuno svetta, non mi pare di vedere grandi gambe da parte di nessuno, le differenze sono minime e limitate appunto agli scattini degli ultimi metri. E’il ciclismo di oggi, direi più pulito, ed è meglio che sia così.

Quanto ai pronostici, fra borracce vaganti e coronavirus, meglio non azzardarsi. Anche se è facile prevedere che sarà un Giro che si deciderà sul filo dei secondi, anche perché, dove magari non arriva il viurs rischia di arrivare il meteo, ad azzoppare la tanto temuta terza settimana. Lo penso da tanto tempo, e non cambia che si sia ad ottobre o a maggio. Il Giro non può ostinarsi a proporre passaggi a duemilacinquecento metri e più, c’è sempre il rischio di cancellazioni dell’ultima ora. E’ accaduto spesso in questi ultimi anni. Ricordo che alcuni anni fa il mio Giro televisivo finiva ai primi di giugno. Sembra poco, ma già una settimana più in là può cambiare moltissimo in termini di accesso alle grandi salite. Forse bisognerebbe spostare l’inizio della corsa rosa dai primi di maggio a metà maggio. Con buona pace della ridotta distanza dal Tour; che tanto quelli che puntano alla grande boucle al Giro non ci verrebbero neppure se ci fossero due mesi di distanza. Non sono i tempi di Hinault o Indurain.

Povero Yates ma come andiamo con il virus?

Capitolo a parte per Yates e il suo covid. Il campione britannico è stato l’ultimo dei big ad abbandonare (ed impoverire il cast…). Certo, la sua positività non è stata una buona notizia, anzi forse può spiegare la penuria delle sue prestazioni: speriamo che il virus non sia già dentro il gruppo. Domani e martedì ne sapremo di più. Bisogna incrociare le dita. Non credo che gli organizzatori del Giro siano meno bravi di quelli del Tour, anzi sono sempre più convinto che RCS sia meglio di ASO. Però non posso fare a meno di rilevare che al Tour la cosiddetta bolla ha funzionato alla perfezione, mentre qui noi non siamo arrivati neppure al primo pit-stop che già il covid ce lo siamo ritrovati in corsa. La solita fortuna d’oltralpe?

Di questi tempi comunque, è già un miracolo ad avercelo questo nostro Giro. Teniamocelo stretto e speriamo che la carovana arrivi al traguardo milanese. Chiudo con una chiosa nazionalistica. Certo, non è che ci sia necessariamente bisogno di aspettare il Giro per averne conferma, ma ogni volta che arriva la corsa rosa non posso non pensare a quanto bello sia il nostro Paese, agli scorci meravigliosi che offre. Dovremmo saperlo valorizzare tutti quanti molto di più.

Buona seconda settimana di Giro a tutti.

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Di Mario Delitala

avvocato di professione, ma con una profonda passione per il ciclismo, praticato e guardato. Nel poco tempo libero a disposizione si allena, da solo ed in compagnia, studiando sempre nuovi percorsi da appassionato cacciatore di grandi salite, da percorrere rigorosamente al proprio lento passo, con la sola soddisfazione di arrivare in cima. Fra i suoi “scalpi” più importanti alcune mitiche salite della storia del ciclismo, come il Col de Vars ed il Col d’Allos nelle Alpi francesi o il Colle della Maddalena, nelle Alpi italiane. Realizza uno dei suoi sogni, quello di scrivere di ciclismo, col gusto di provocare discussioni e dibattiti, in linea con le proprie abitudini professionali.

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