Caschi per bici da corsa: caratteristiche essenziali e criteri di scelta

Il casco è un alleato fondamentale per la sicurezza della “parte debole” che frequenta la strada, nonché noi ciclisti, basti pensare che è l’unica protezione di cui disponiamo che può essere fondamentale per salvarci la vita in caso di incidente o caduta. Anche nell’articolo relativo ai migliori caschi per bici da corsa abbiamo infatti sempre sottolineato l’importanza assoluta di questo accessorio.

Non è un semplice accessorio, non è un fastidioso “di più” che compone il kit del ciclista e non è nemmeno un tocco di stile per assomigliare ai pro.

Il casco è un accessorio fondamentale che ogni ciclista dovrebbe sempre indossare, sia durante le competizioni (in cui è obbligatorio), sia durante i propri allenamenti, sia per i piccoli spostamenti che richiedono le commissioni quotidiane (come andare a comprare il pane o il giornale a pochi chilometri da casa).

All’inizio l’obbligo del casco per le competizioni (professionistiche e amatoriali) non esisteva, basti guardare le vecchie foto del ciclismo cosiddetto “eroico”, dove i corridori, in sella alle loro rudimentali biciclette, non si curavano di indossare alcuna protezione. Tuttavia, senza andare troppo lontano, fino a tempi abbastanza recenti il casco non era obbligatorio. Sono nella mente di tutti le imprese del Pirata quando scalava le montagne munito della sua inconfondibile bandana che indossava al posto del casco.

Polemiche e dibattiti sull’utilizzo del casco durante le gare ciclistiche sono sempre state all’ordine del giorno, ma fino all’ultimo decennio degli Anni 90 non si era ancora presa una decisione definitiva. Anzi, nel 1991 ci fu addirittura uno sciopero di alcuni corridori per opporsi ad una proposta che era stata fatta in merito. Nel 1995, l’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), aveva introdotto l’utilizzo obbligatorio del casco durante le corse, concedendo la possibilità di toglierlo durante le salite.

Solo in seguito a incidenti mortali che si verificarono sempre più frequentemente nel mondo del ciclismo professionistico, come la tragica scomparsa di Fabio Casartelli durante la quindicesima tappa del Tour de France del 1995 per una caduta collettiva che gli costò la vita, l’argomento fu preso maggiormente sul serio. Fu però solo nel 2003 che l’UCI prese la ferrea decisione di introdurre l’obbligatorietà del casco durante le competizioni ciclistiche, in seguito all’incidente mortale di cui fu vittima il kazako Andrej Kivilëv durante una tappa della Parigi-Nizza.

Oggi è raro vedere in strada un ciclista senza casco, anche se purtroppo se ne vedono ancora in giro. In tutte le competizioni, professionistiche e amatoriali, è un accessorio obbligatorio e tutti i caschi devono essere omologati dall’Unione Europea (devono presentare la sigla E).

Va da sé che il mercato anche in questo settore offra una vastissima e disparata offerta, in relazione alla varietà di ciclisti professionisti, cicloamatori e cicloturisti che si approcciano a questa disciplina, ognuno con le proprie esigenze.

In linea generale, il casco deve essere sicuro quindi essere resistente, ma anche traspirante, leggero e aerodinamico.

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RESISTENZA

La resistenza agli urti è una caratteristica imprescindibile per il casco e questa funzione è dettata dal materiale da cui è composto. La componente più utilizzata per la calotta esterna del casco è il policarbonato, leggero e resistente agli urti protegge il casco dalle abrasioni. Un’alternativa più economica al policarbonato è il PVC, che svolge la stessa funziona senza però essere altrettanto durevole.

La fibra di carbonio la si trova invece nei caschi più costosi e di alta gamma, dove la resistenza è direttamente proporzionale alla leggerezza, garantendo un prodotto con una maggiore protezione e peso ridotto. Un altro materiale utilizzato per la composizione interna del casco è il poliuretano espanso, la cui caratteristica principale è assorbire l’energia dell’urto grazie alla sua capacità di deformarsi e quindi attutire l’urto. Alcuni caschi più avanzati possono presentare del materiale schiumato nei punti più sensibili garantendo livelli di protezione differenziati.

Tecnologia MIPS

A questo proposito vale la pena menzionare la tecnologia MIPS (Multi-Directional Impact Protection System), un sofisticato sistema a piano di scorrimento che si muove all’interno del casco per ridurre e rallentare la quantità di energia trasferita verso la testa in seguito all’urto provocato da una caduta o dall’impatto violento contro un oggetto.

Il MIPS si aziona innestando uno spostamento di appena qualche millimetro, fondamentale per ridurre la quantità di forza rotazionale che verrebbe trasferita immediatamente al cervello. Questa tecnologia è stata messa a punto a Stoccolma da alcuni scienziati dopo 19 anni di ricerche accademiche.

TRASPIRABILITA’

Un buon casco deve essere traspirante, deve cioè essere dotato di un meccanismo di aerazione che consenta il passaggio dell’aria per evitare il surriscaldamento della temperatura corporea e un’eccessiva sudorazione, quindi perdita di liquidi. Le fessure presenti nel casco svolgono proprio questa funzione, insieme ad una retina traspirante che si trova in alcuni modelli e talvolta a una imbottitura leggera che assorbe il sudore.

LEGGEREZZA

In un mondo come quello del ciclismo in cui tutto deve essere ridotto al peso minimo e anche il grammo può fare la differenza di prestazione (o si pensa possa farla), anche nella progettazione dei caschi si pensa alla realizzazione di un prodotto che sia il più leggero possibile per aumentare la performance e per gravare il meno possibile sul tratto cervicale, evitando in questo modo dolori al collo e alla schiena. I caschi più leggeri di solito sono realizzati in fibra di carbonio, poliestere e altri materiali super leggeri e aerodinamici.

AERODINAMICITA’

Se si pensa a caschi aerodinamici vengono subito in mente quelli utilizzati nelle prove a cronometro, allungati, dalla forma che ricorda quella di un proiettile, con poche prese d’aria e che spesso sono dotati di una maschera incorporata. Tuttavia l’aerodinamicità esiste anche nei caschi che vengono utilizzati per le comuni uscite in bici da corsa e tutto sta nel considerare l’impatto dell’aria, oltre che con tutto il corpo e la bicicletta, con la testa. Un buon casco deve saper trovare il giusto compromesso tra la ventilazione e l’aerodinamica, per consentire a chi lo utilizza un buon impatto con l’aria senza disperdere troppe energie causando una diminuzione die velocità e nello stesso tempo non innalzare la temperatura corporea, garantendo degli sbocchi d’aria.

Come scegliere il casco adatto?

Come per tutto il resto dell’abbigliamento e degli accessori per ciclismo che esistono sul mercato, anche per i caschi la scelta è molto ampia. Ne esistono centinaia di tipologie, che variano a seconda dell’utilizzo (caschi da mountain bike, endurance, cronometro, bici da corsa) e del prezzo (che può oscillare da 50 euro ad oltre 300 euro). Tendenzialmente, il prezzo è direttamente proporzionale alla qualità del prodotto. Perciò un buon casco è naturale che abbia un costo maggiore rispetto ad un casco di bassa qualità, ma non è una regola fissa e tutto dipende dal brand e anche, perché no, dalla moda del momento.

Misure

Come per i vestiti, anche per i caschi esistono varie misure che permettono una maggiore adattabilità con le proprie caratteristiche.

  • Taglia XS: 53/54 cm di circonferenza.
  • Taglia S: 55/56 cm di circonferenza.
  • Taglia M: 57/58 cm di circonferenza.
  • Taglia L: 59/60 cm di circonferenza.
  • Taglia XL: 61/62 cm di circonferenza.

Una volta trovata la propria taglia adatta si può regolare il laccetto che circonda il volto posto in corrispondenza del mento per stabilirne la lunghezza e la rotellina dietro la nuca per la circonferenza della testa.

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Letizia Nepomuceno

25 anni di Varese, aspirante giornalista e appassionata di ciclismo. Laureata in Lettere Moderne, pratica ciclismo a livello amatoriale. Le salite sono il suo habitat naturale e la scrittura è la sua grande passione insieme al ciclismo. Le piace raccontare il ciclismo femminile per promuovere un mondo in continua evoluzione e diffusione.

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