Ciclismo su strada 2023: il pagellone di fine stagione

Con il Tour of Guangxi che si sta disputando in questi giorni, la stagione ciclistica su strada 2023 sta terminando. Andiamo a vedere quali ciclisti e squadre si sono distinti in positivo e quali in negativo in questo pagellone di fine stagione.

Voto 10 e lode alla Jumbo-Visma, la squadra più forte al mondo

Il Brasile di Pelé nel calcio, gli USA di Michael Jordan nel basket, la Francia dei moschettieri nel tennis. Ci sono delle squadre che, in determinati sport, ne riscrivono la storia interpretandoli in maniera avanguardistica e portandoli nel futuro, ottenendo risultati ritenuti prima impossibili da raggiungere. Questo ha fatto nel 2023 la Jumbo-Visma. I calabroni gialloneri hanno vinto in lungo e in largo per tutta la stagione, sono la squadra che ha ottenuto più successi nel 2023, e soprattutto sono riusciti nell’impresa di vincere nello stesso anno Giro, Tour e Vuelta, per di più con tre uomini diversi (Roglic, Vingegaard e Kuss nell’ordine), occupando anche i 3 gradini del podio del GT iberico proprio con questi tre.

Ai successi sopracitati vanno aggiunte le varie corse a tappe brevi come Parigi-Nizza e Giro del Delfinato, classiche come la Gent-Wevelgem e Harelbeke e la tripletta alla prova in linea dell’Europeo (Laporte, Van Aert e Kooij). Del ciclomercato si è parlato molto in queste settimane e di tutte le vicende a loro connesse: vedremo se queste e la partenza di Roglic per la Bora-Hansgrohe li avrà indeboliti.

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Voto 9 a Evenepoel e a Pogaçar che fanno 30 ma non 31

Parliamoci chiaro, la stagione dei due fenomeni è stata eccezionale. Il belga ha vinto l’UAE Tour, due tappe al Catalogna, due tappe al Giro, una al Giro di Svizzera, San Sebastiàn, il titolo mondiale a cronometro e tre tappe e la classifica scalatori alla Vuelta. Lo sloveno invece ha collezionato Parigi-Nizza, Giro delle Fiandre, Amstel Gold Race, Freccia Vallone, due tappe al Tour e il Lombardia.

Perché allora non raggiungono il 10 in questo pagellone? Semplice, perché hanno fallito gli appuntamenti più importanti dell’anno. Il belga puntava forte su Giro e Vuelta e per motivi diversi non è riuscito a fare Classifica in nessuno dei due GT. Pogaçar invece puntava a Tour e Mondiali: nel primo ha subito, per il secondo anno consecutivo, la maggior attitudine alle tre settimane di Vingegaard, nei secondi era stanco dalle fatiche della Grande Boucle. Ripetiamo, stiamo parlando di due stagioni eccezionali. Diciamo che magari l’anno prossimo sarebbe consigliabile per entrambi centellinare le energie in vista di due o tre obiettivi.

Voto 8 a Van Der Poel e Philipsen, gli opposti dell’Alpecin

Il team belga in pochi anni si è imposto come una superpotenza del ciclismo mondiale. Questo grazie a un sistema di scouting intelligente, soprattutto per quanto riguarda i velocisti, e per la presenza in squadra di un fuoriclasse come Van Der Poel. Proprio lui e Philipsen rappresentano i due opposti del ciclismo moderno: il primo, per via dei suoi tanti impegni dovuti alla multidisciplinarietà, ha dovuto centellinare le energie in strada, il secondo invece è stato il plurivincitore del 2023 con 16 vittorie, tra cui spiccano le 4 tappe al Tour che gli hanno permesso di conquistare anche la classifica a punti. Van Der Poel invece, pur vincendo poco, si è imposto come il miglior interprete delle corse di un giorno, aggiudicandosi Milano-Sanremo. Parigi-Roubaix e Mondiale in linea. Due modi differenti di intendere il ciclismo, ma entrambi fruttuosi.

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Voto 7 a Filippo Ganna e ai campioni “normali”

In questa sezione è doveroso citare quei ciclisti che non hanno avuto i picchi di rendimento dei fenomeni sopracitati, ma che per tutta la stagione hanno ottenuto risultati di spessore piazzandosi spesso alle loro spalle. Mads Pedersen e Filippo Ganna sono forse i due esponenti principali di questa categoria: entrambi sono andati fortissimo per tutto l’anno, arrivando spesso appena dietro ai 3/4 fenomeni che incontravano nelle corse più importanti, come alla Milano Sanremo, al Giro delle Fiandre e ai Mondiali di Glasgow. Però essere sempre lì, essere i primi dei normali, ottenere tanti piazzamenti e ogni tanto riuscire a togliersi delle soddisfazioni nei Grandi Giri non è roba da poco, anzi.

Lo stesso discorso vale per il duo della UAE Joao Almeida-Adam Yates che, oltre a essere andati forte in pressoché tutte le brevi corse a tappe che hanno disputato (il nativo di Pury ha pure vinto il Tour de Romandie), riescono, dopo tanti tentativi, a centrare il loro primo podio in un GT (il portoghese terzo al Giro, con la stupenda perla del Monte Bondone, l’inglese terzo al Tour dopo aver vinto la prima tappa, aver indossato la maglia gialla e aver aiutato Pogaçar).

Gli italiani oltre a Ganna

Per finire, non si può non citare gli italiani che, oltre a Ganna, si sono distinti nel 2023: Giulio Ciccone ha vinto due begli arrivi in salita al Catalogna e al Delfinato oltre ad aver riportato la maglia a pois del Tour in Italia dopo ben 31 anni. Lorenzo Milesi si è laureato campione del mondo a cronometro nella categoria U23 e, alla prima tappa in un GT in carriera, ha conquistato la maglia roja alla Vuelta. Jonathan Milan ha vinto una frazione al Giro e ha dominato la classifica a punti. Alberto Dainese ha vinto una tappa sia al Giro che alla Vuelta. Non abbiamo tanti corridori di alto livello ma quei pochi che abbiamo sono davvero bravi.

Voto 6 a Geraint Thomas che a 37 anni sfiora l’impresa al Giro

A essere sinceri la stagione di Mister G è stata molto negativa. Infatti il gallese non ha vinto nessuna corsa e a parte che al Giro non è mai stato competitivo. Però il Giro d’Italia è uno dei tre GT e lì si che Thomas ha venduto cara la pelle. Sulle strade italiane, a 37 anni, l’alfiere della Ineos è arrivato secondo nella Generale a soli 14″ da Roglic. Testimonianza che, nonostante l’età, il britannico è ancora capace di grandi risultati nei Grandi Giri e che i Granatieri hanno ancora bisogno di lui. Infatti la sensazione è che, con Carlos Rodriguez ancora giovane e Bernal non ancora guarito, sarà lui il capitano nei GT anche nel 2024.

Voto 5 a Van Aert, che sta sprecando troppe occasioni

Ormai per il belga è diventata una maledizione. In ogni corsa importante, Wout Van Aert trova sempre qualcuno più forte di lui. Ed è così che, nonostante Van Aert sia considerato il ciclista più forte al mondo, quest’anno questo ha vinto solo una corsa World Tour. Tanti, troppi i secondi posti in stagione, come quello al Mondiale o quello all’Europeo, per non parlare della Gent-Wevelgem. Infatti in quell’occasione Van Aert ha lasciato vincere il compagno di squadra Laporte, facendo quasi pensare che gli piacesse perdere. La prossima stagione è molto importante perché è quella Olimpica: forse conviene, come fa Van Der Poel, concentrarsi su pochi obiettivi.

Voto 4 a Carapaz, il cui cambio di squadra non ha giovato

Il campione olimpico era alla prima stagione con la EF dopo tre annate fruttuose alla Ineos. Nonostante gli ottimi risultati conseguiti col team britannico, le loro strade si erano separate poiché i granatieri volevano un uomo da GT migliore. D’altro canto, anche l’ecuadoriano era d’accordo a cambiare aria, forse per essere l’unico gallo del pollaio. Risultato: gli Ineos nei GT hanno faticato per quanto riguarda la classifica generale e Carapaz ha vinto solo i campionati nazionali. Certo va detto che al Tour, grande obiettivo di stagione, il sudamericano ha dovuto ritirarsi per una caduta. Fino a prima, però, Carapaz, in tutte le gare disputate, era stato di molto sotto le aspettative. Probabilmente i metodi di allenamento della nuova squadra non sono stati ancora digeriti da Carapaz: il 2024 non può essere sbagliato.

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Voto 3 agli eterni incompiuti Gaudu e Mas

Per anni lo scalatore transalpino e quello iberico sono stati dipinti dagli addetti ai lavori come talenti che avrebbero vinto dei Grandi Giri. E fino all’anno scorso le cose non erano andate male a loro: infatti nel 2022 Mas aveva conquistato per la terza volta il secondo posto alla Vuelta, mentre Gaudu aveva ottenuto un incoraggiante quarto posto al Tour. Il 2023 sembrava essere l’anno di consacrazione per i due, ormai nell’età della maturità sportiva. Non è stato così. Dopo degli incoraggianti piazzamenti in primavera Gaudu ha ottenuto un deludente nono posto finale al Tour (suo obiettivo stagionale) mentre Mas, dopo essere stato costretto a ritirarsi già alla prima tappa, ha disputato una Vuelta sottotono, chiusa sì in sesta piazza ma corsa troppo sulla difensiva. La sensazione è che i due corridori stiano sprecando il loro talento: urge correre ai ripari nel 2024.

Voto 2 ad Astana e Movistar, non all’altezza del loro passato

Si è gia dibattuto di questo argomento in vari pagelloni, ma è giusto ripetere. Stiamo parlando di due formazioni storiche: la prima, l’Astana, finanziata dal governo kazako, la seconda, la Movistar, diretta erede della mitica Banesto di Miguel Indurain. Fior di fuoriclasse sono transitati in queste due formazioni, e fa tristezza vederle arrancare, soprattutto nei Grandi Giri. E non è che il ciclomercato abbia fino a ora cambiato molto: l’Astana ha deciso di puntare tutto sulle volate del quasi quarantenne Cavendish, mentre la Movistar ha ceduto alla Jumbo Jorgenson, uno dei suoi corridori più interessanti.

Voto 1 a un irriconoscibile Alaphilippe

Dall’essere il miglior uomo da Corse di un giorno all’essere un fantasma in sole due stagioni. In questo modo si potrebbe definire la stagione del due volte campione del mondo. Che poi Alaphilippe l’impegno ce l’ha messo, andando più volte in fuga, soprattutto al Tour. Ma è innegabile che le gambe non sono più quelle di una volta e che il “capobranco” del wolfpack non è più lui ma Evenepoel. Troppe poche due vittorie in stagione, di cui una sola nel circuito World Tour, per uno come lui.

Voto 0 al Giro d’Italia più vergonoso di sempre

Ne abbiamo già parlato in un articolo a suo tempo, ma certi spettacoli in una manifestazione sportiva come il Giro d’Italia non sono ammessi. E non si parla solo di ciclisti che vanno a passeggio su passi alpini, di direttori sportivi che sputano veleno sull’organizzazione o di un percorso demenziale. Qui si parla anche di un evento che, nonostante faccia parte dal patrimonio sportivo, storico e culturale del nostro paese, non è più “chiacchierato”. Non si parla più del Giro d’Italia, neanche quando la tappa delle Tre Cime di Lavaredo fa il 27% (27%!) di share il pomeriggio su Rai 2. Roba che solo Sanremo su Rai 1 in prima serata può battere.

Tutto questo è colpa di un sistema ciclistico che per troppi anni ha faticato a sfornare in Italia atleti di un alto livello, di chi indirettamente non ha fatto nulla per eliminare il luogo comune che per avere successo nel ciclismo devi doparti e in generale dello scarso appeal mediatico che ha il mondo del ciclismo in Italia. Non si spiega altrimenti che una giornalista del TG sbagli a pronunciare il cognome di Roglic nel dare la notizia della sua vittoria al Giro.

Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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