Emozioni al Tour in Danimarca: commento al prologo

Giorno di riposo oggi, e occasione per rivedere quello che questo Tour finora ha raccontato in Danimarca. Il pubblico tornato a riempire le strade ha regalato grandi emozioni ai corridori lungo la strada. Una strada che pur prima di salita è stata caratterizzata da grande folclore e passione il tutto in una cornice incredibile come l’arrivo nella seconda tappa sul ponte sospeso di 18 km.

Della prima tappa vi abbiamo già raccontato con l’inatteso successo di Lampaert e la delusione di Van Aert per il secondo posto, ennesimo della stagione e come vedremo non ultimo.

La seconda e terza tappa della gran Boucle sono un’occasione troppo ghiotta perché i velocisti se la lascino sfuggire, in un Tour tutt’altro che piatto nei prossimi giorni. Le fughe di giornata diventano valide per i fotografi e per decidere chi vincerà il premio per miglior combattivo, ma la vittoria di tappa è questione per velocisti.

La liberazione e le lacrime degli uomini duri

Proprio i 2 vincitori della seconda e terza tappa sembrano scelti da una audace regia che muove le fila della storia e permette allo sport di scrivere pagine uniche di vita e di imprese. I velocisti che nel gruppo lì distingui per essere gli uomini dall’aspetto più duro, con i loro muscoli e corpi ben definiti lontani dall’immagine comune del ciclista spesso magro oltre il limite. Eppure, dietro il loro aspetto si celano storie di vita reale e sportiva non semplice spesso fatte di cadute e risalite in un ambiente dove la vittoria inizia a contare più di ogni altra cosa. Beh proprio la seconda e terza tappa del Tour sono sembrate a loro modo una nemesi sportiva di quanto lo sport possa togliere ma al contempo restituire facendo vivere storie di singole imprese sportive che sembrano divenire parabole della nostra vita quotidiana.

Sì, in queste righe non vogliamo soffermarci sull’aspetto tecnico di queste 2 tappe ma su quello emotivo che più di ogni altro ha colpito. Come in un indissolubile duetto non si possono leggere separate queste 2 tappe, i loro vincitori Jackobsen (QuickStep) e Groenwegen (BikeExchange). I 2 astri nascenti della velocità del World Tour sono stati, a ragione, solo accostati per il terribile incidente che li ha visti coinvolti al giro di Polonia nel 2020 e che per diversi motivi ha rischiato di interrompere le loro carriere. Abbiamo tutti noi ancora impresse nelle mente le immagini terribili di quell’incidente in piena volata.

Da quel giorno le loro vite personali e sportive sono cambiate. Jakobsen ha dovuto iniziare un lungo, lunghissimo percorso riabilitativo sia fisico che mentale. Una durissima cima da scalare per uno che è abituato a mordere la strada in piena velocità. La sua abnegazione, la voglia di dimostrare di poter tornare a gareggiare e il coraggio di affrontare nuovamente le proprie paure lanciandosi in volata sono sublimate nella vittoria alla seconda tappa di questo Tour. Una vittoria vera di coraggio, grinta sospinta più dalla propria forza d’animo che dalle gambe, che ha portato il corridore olandese a dimostrare a sé stesso prima e agli altri poi di aver ripreso la vita dallo stesso punto dove sembrava essersi bruscamente interrotta.

La terza tappa invece riserva un finale ancor più inedito. Come in un film quando sembra tutto concluso ma qualcuno ti trattiene sulla sedia perché no, non è ancora finita, perché anche il cattivo della nostra storia Groenewegen avrà la sua nemesi. L’olandese duramente colpito nell’animo dopo l’incidente e dopo la lunga squalifica sembrava non poter tornare a competere ad alti livelli. Anche per lui è iniziato un lungo percorso psicologico per ricostruire la propria integrità e forza mentale. Così dopo appena 24 ore di distanza dal successo di Fabio arriva anche per lui un finale ristoratore. Dylan ha compreso il proprio errore, ha chiesto più volte scusa, ha fatto a lungo i conti con sé stesso e adesso la strada, unica a non mentire mai, lo ripaga restituendogli quello che gli aveva tolto in questi anni.

Chiusura con un pensiero per il povero Wout. 3 tappe e 3 secondi posti. La grandezza e la versatilità di questo corridore non ha bisogno di ulteriori commenti. Sembra nella scenografia di questo film un personaggio comico, quello che arriva sempre un secondo dopo la scena più importante. Alla presentazione gli era stato chiesto quante tappe avrebbe potuto vincere e lui ironicamente aveva risposto, beh ce ne sono lo 3 in Danimarca. Non ha ottenuto alcun successo ma è andato vicinissimo sempre. La storia in questi 3 gironi aveva progetti più importanti e ha chiesto a Van Aert di farsi in secondo piano per un attimo. In compenso gli ha regalato l’emozione di indossare per la prima volta in carriera la maglia gialla.

Vincenzo Davide Catania

Vincenzo Davide Catania ha 35 anni e vive tra i ridenti colli di Bologna dove lavora come Chirurgo Pediatra presso l’Ospedale Sant’Orsola. Sposato con una donna meravigliosa che gli ha regalato 2 piccoli angeli, Giulia ed Emanuela. La passione per il ciclismo riemerge nei ricordi adolescenziali delle epiche imprese del Pirata, delle roboanti vittorie di Cipollini e Petacchi e delle imprese, nelle fredde terre del Nord, di Bartoli. Passista per natura e vocazione, nel poco tempo libero, spesso rubato al sonno alle prime luci dell’alba, coltiva la propria passione per la bici in una sfida costante con se stesso nella scoperta di nuovi e stimolanti percorsi che lo riportino ad un contatto puro con la natura delle montagne e del bosco.

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