Giro 2022: Commento al percorso e possibili partecipanti

Con un disvelamento tanto anomalo quanto discusso (la presentazione del percorso “a tappe” in più giorni e per tipologia di tappa) finalmente è venuto alla luce il percorso del Giro 2022.

Intanto qualche parola vorrei spenderla sulla modalità scelta dagli organizzatori per la presentazione del percorso: appunto la presentazione “frazionata” su più giorni. Idea certamente originale ma che a me personalmente è piaciuta poco. Sarà per il mio gusto della tradizione ed il classicismo, ma io appartengo al partito di quelli “che il Giro verrà presentato il giorno x”.

In questo senso le mie preferenze vanno alla modalità operativa di ASO e del Tour: grande presentazione in uno scenario anche logisticamente maestoso ed alla presentazione di corridori, operatori, giornalisti e magari semplici curiosi. Mi auguro che in questo senso, l’esperimento non venga più ripetuto.

Giudizio invece nettamente opposto sulla qualità del percorso scelto da RCS e dagli organizzatori. In un crescendo rossiniano rispetto agli ultimi anni, stiamo assistendo ad un percorso che di anno in anno è sempre più bello, affascinante, ben disegnato. Ogni anno penso che sarà difficile superare la bellezza dell’ultimo percorso proposto ed ogni anno puntualmente vengo smentito da quello successivo. Quello del 2022 è davvero splendido: se gli organizzatori saranno in grado di presentarne uno ancora migliore per il 2023, beh, complimenti a loro.

Partenza dall’estero

Bellezza intanto data dalla partenza all’estero: anche in questo caso mi dissocio dal partito di quelli che vorrebbero la grande partenza sempre in Italia. A me le partenze dall’estero piacciono tantissimo: muovono interesse nei Paesi ospitanti, contribuiscono a promuovere l’immagine del Giro e del nostro Paese fuori dai nostri confini, sono, dato non irrilevante, sempre caratterizzati da una foltissima cornice di pubblico. Per me, “si partisse” ogni anno da qualche Paese europeo.

Certo, poi il clou dev’essere in Italia. E così sarà anche per l’edizione 2022. Il percorso è subito interessante, selettivo, non monotono. Ho sempre sostenuto che nella prima parte di Giro dovrebbero esserci almeno due – tre tappe con arrivo in salita sugli Appennini. Abbiamo la fortuna di avere una orografia migliore rispetto al territorio francese, dobbiamo sfruttarla.

Quest’anno ottime le scelte di un immediato arrivo in salita sull’Etna (ormai quasi un classico), bellissima la tappa di Potenza con la riproposizione di Monte Sirino dopo tantissimo tempo, e che dire sul tappone di Passo Lanciano e del Blockhaus.

Ci sarà poco da annoiarsi anche perché i corridori non saranno stressati da sola salita ma avranno le loro occasioni, i velocisti, in tappe comunque non banali. Bellissima la riproposizione di una tappa coi muri marchigiani. Credo che dovrebbe essere inserita ogni anno, sia per la varietà del percorso che per il suo grado di selettività, anche senza saliteelunghe o arrivi in quota. E poi la bellezza dei borghi che spesso vengono toccati da questo genere di tappe rimane abbacinante.

Fantastica la tappa 14 da Santena a Torino con un percorso seghettato che mette paura solo a guardarlo anche se non vengono mai raggiunte altitudini troppo elevate.

E naturalmente non potevano mancare le tappe più belle, quelle alpine, quelle normalmente decisive. Bello l’arrivo di Cogne, anche se non troppo duro (scelta corretta, non si può pretendere dai corridori tutti i giorni di spremerli sino all’ultima goccia di sudore), azzeccata la scelta di riproporre il Mortirolo nella tappa dell’Aprica, interessante e certamente selettiva la tappa con arrivo a Lavarone per terminare in bellezza con il tappone della Marmolada, uno dei passi mitici il cui solo nome evoca imprese epiche.

Un occhio alle crono

Un commento anche sulla scelta del chilometraggio, mai come quest’anno ridotto, delle tappe a crono. In effetti forse un po’ poco due mini tappine a cronometro, una ancora in Ungheria di nemmeno dieci chilometri ed un non troppo più lunga nello scenario dell’ultima tappa veronese e dell’Arena (parentesi: un finale dentro l’arena veronese per me potrebbe essere riproposto ogni anno, sfido qualsiasi altra corsa al mondo ad avere uno scenario finale così suggestivo) quando forse i giochi saranno ormai fatti.

Nel ciclismo moderno, senz’altro più pulito, in montagna non si generano più grandi distacchi, la vittoria è più di resistenza che che di alti minutaggi inflitti agli avversari. A crono le differenze sono invece inevitabilmente maggiori e sbilanciare un percorso con troppa crono rischierebbe di favorire eccessivamente gli specialisti. Tuttavia, così pochi chilometri come l’edizione 2022 , rappresenta una novità che non condivido del tutto. Credo che il giusto range sia di un paio di crono, non di più, magari una più breve e mossa ed una più piatta e per specialisti intorno alla trentina di chilometri. Per invogliare i cronomen ad accumulare quell’inevitabile vantaggio che poi saranno chiamati a difendere in montagna.

Infine, una nota sui partecipanti. Abbiamo già parlato qualche giorno fa dei probabili big in gara al Giro d’Italia 2022 ma torniamo volentieri sull’argomento. Ancora naturalmente si sa troppo poco sul cast ma dalle notizie che trapelano appare certa l’assenza dei tre tenori Pogacar, Roglic e Bernal.

Personalmente, non ne sono troppo dispiaciuto. Certo sarebbe bello che prima o poi i due sloveni battagliassero anche sulle strade di casa nostra, tuttavia lo scorso Tour ha dimostrato la superiorità di Pogacar che già da (quasi) subito ha scavato un solco fra sé e gli avversari che inevitabilmente ha reso meno interessante perlomeno mezzo Tour.

Preferisco un Giro con qualche stella in meno (a parte il fatto che di grandi campioni da grande giro ce ne sono ormai diversi per cui è inevitabile che molti di loro opteranno per il Giro) ma che sia combattuto sino all’ultimo. Il duello fra Hart e Hindley, appaiati sino all’ultima crono, sarà forse irripetibile, ma la logica dello spettacolo dovrebbe prevedere incertezza sino all’ultimo. Dicembre è il mese della programmazione stagionale pertanto gli addetti ai lavori non dovranno attendere troppo per avere una idea più precisa del cast del Giro 2022.

Mario Delitala

Avvocato di professione, ma con una profonda passione per il ciclismo, praticato e guardato. Nel poco tempo libero a disposizione si allena, da solo ed in compagnia, studiando sempre nuovi percorsi da appassionato cacciatore di grandi salite, da percorrere rigorosamente al proprio lento passo, con la sola soddisfazione di arrivare in cima. Fra i suoi “scalpi” più importanti alcune mitiche salite della storia del ciclismo, come il Col de Vars ed il Col d’Allos nelle Alpi francesi o il Colle della Maddalena, nelle Alpi italiane. Realizza uno dei suoi sogni, quello di scrivere di ciclismo, col gusto di provocare discussioni e dibattiti, in linea con le proprie abitudini professionali.

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