Giro d’Italia 2024: il pagellone delle squadre
Si rinnova il consueto pagellone delle squadre anche per questa edizione del Giro d’Italia 2024. Vediamo insieme quali formazioni hanno ben performato e quali no.
Ineos Grenadiers: voto 8
La formazione britannica, pur non essendo più la corazzata che qualche stagione fa faceva terra bruciata nei GT, disputa un Giro di altissimo profilo, conseguendo tutti gli obiettivi che si era prefissata: Geraint Thomas sale sul podio per il secondo anno consecutivo, Arensman chiude sesto come l’anno scorso con molti rimpianti e nonostante abbia fatto il gregario per Thomas, Narvaez vince la prima tappa e veste per un giorno la maglia rosa e Ganna fa sua una delle due cronometro. Obiettivamente più di così era difficile aspettarsi.
Alpecin-Deceuninck: voto 5
Senza Van Der Poel e Philipsen, la formazione belga mostra tutti i limiti di una squadra troppo incentrata sulle sue stelle e che, in loro assenza, ha evidenti limiti qualitativi. Ci provano in molti con le fughe, soprattutto Nicola Conci, ma senza successo. Groves, l’uomo deputato a portare a casa successi in volata, delude tantissimo, non aggiudicandosi neanche una frazione. Questa squadra avrebbe come il pane bisogno di un uomo capace di fare classifica nei Grandi Giri per non essere competitiva solo nelle volate e nelle Classiche del Nord.
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Arkéa-BeB Hotels: voto 2
Ma questa è davvero una formazione che ha la licenza World Tour? Impalpabili a dir poco; a parte per le fughe di Costieau si fa fatica a ricordare un’azione degna di nota di un altro dei loro concorrenti. Speriamo per loro che al Tour, con il giovane scalatore Vauquelin e le volate di Démare, i francesi si possano rialzare.
Astana Qazaqstan Team: voto 5
Ci provano in tanti nelle fughe, soprattutto Scaroni, ma alla fine non riescono a raccogliere nessuna vittoria di tappa. Anche con la classifica generale non va molto meglio: all’inizio il deputato a curarla era Lutsenko che però è costretto al ritiro; a quel punta tocca a Fortunato centrare una top 10 in classifica generale ma colui che nel 2021 domò lo Zoncolan non ce la fa per poco. Rimandati.
Bora-Hansgrohe: voto 7
Arrivano al Giro con una formazione “leggera”, priva dei big che saranno tutti al Tour per supportare Roglic. Una scelta che sembrava discutibile, vista la scarsa competitività in ottica classifica generale di questa Corsa rosa e invece hanno ragione loro: Daniel Martinez centra un insperato secondo posto nella generale dietro solo a Pogacar, Aleotti e Schachmann sono bravissimi nel supportarlo. Manca solo la vittoria di tappa ma il Giro dei tedeschi è ampiamente positivo.
Cofidis: voto 6
Non fanno tantissimo, però la vittoria di tappa di Benjamin Thomas a Lucca pesa come un macigno e, in un Giro in cui molte formazioni con un budget superiore a quello dei transalpini chiudono senza vittorie parziali, basta ciò per garantirsi la sufficienza.
Decathlon AG2R La Mondiale Team: voto 7,5
Al primo GT dopo l’entrata di Decathlon nella storica squadra francese, i ragazzi di Serieys dimostrano di aver fatto un salto di qualità, conquistando due tappe, la classifica a squadre e piazzando Ben O’Connor in 4° posizione nella generale. Interessante la crescita di Valentin Paret-Peintre, scalatore francese classe 2001 vincitore a Cusano Mutri e molto abile nel ruolo di gregario di lusso per il suo capitano australiano: l’anno prossimo avrà l’occasione di curare la classifica?
EF Education-EasyPost: voto 6,5
Discorso simile a quello fatto in precedenza per la Cofidis: gli americani non fanno complessivamente un Giro d’Italia di alto livello, però le prestazioni di Steinhauser, vincitore sul Passo Brocon e terzo in altre due situazioni, innalzano notevolemente il voto. Parlando del giovane figlio d’arte, sarebbe curioso vedere anche lui come Paret-Peintre curare la classifica in futuro.
Groupama-FDJ: voto 0
Ancor prima del pessimo Giro d’Italia che disputano, in cui non cercano di mettersi in mostra neanche con le fughe, è da condannare come Marc Madiot non abbia mandato neanche le seconde linee alla Corsa rosa, ma le terze o le quarte. Va bene che essendo un team francese il focus è tutto sul Tour de France, ma non si onora così una corsa importante come il Giro. La peggior squadra della competizione, senza se e senza ma.
Intermarché-Wanty: voto 2,5
Imbarazzanti, anonimi, invisibili, meglio degli Arkea e dei Groupama solo perché Girmay è costretto ben presto ad abbandonare la corsa e questo scombussola i loro piani. In ogni caso la qualità media dei belgi non è adatto alla categoria World Tour.
Israel Premier Tech: voto 4
L’anno scorso avevano fatto il diavolo a quattro con le fughe e i piazzamenti di Gee e Frigo, quest’anno molto meno, anche perché ben 5 dei loro 8 atleti si ritirano, tra cui Michael Woods, l’uomo di punta. Troppo poco in ogni caso per una sufficienza.
Lidl-Trek: voto 8
Sarebbe sbagliato attribuire agli americani il merito del loro eccellente Giro a Jonathan Milan, vincitore di tre tappe e della maglia ciclamino: è tutto il treno degli statunitensi a girare a meraviglia, con un plauso particolare a Simone Consonni che, da ultimo uomo, sembra avere trovato la sua dimensione. Mezzo voto in meno per il Giro deludente di JuanPe Lopez, che dopo la vittoria al Tour of the Alps, non riesce a centrare neanche una top 10.
Movistar Team: voto 7
Pelayo Sanchez è una delle sorprese di questo giro, vincitore a Rapolano Terme e costantemente nelle fughe: il giovane spagnolo è un classe 2000, il futuro è dalla sua parte. Da sottolineare anche l’ottimo settimo posto nella generale di Rubio, che nelle tappe di alta montagna è stato spesso con i migliori. Più di così gli iberici difficilmente potevano fare.
Soudal Quick-Step: voto 8,5
Il Wolfpack si conferma eccezionale nel centrare le vittorie parziali, grazie alle volate di Merlier, che porta in dote ben tre successi, e al redivivo Julian Alaphilippe, trionfatore a Fano e supercombattivo del Giro. Bravo anche Jan Hirt, che centra una top 10 nella classifica generale.
Team DSM-Firmenich PostNL: voto 5
Romain Bardet, dopo il secondo posto alla Liegi, nutriva forti aspettative su questo Giro, invece si deve accontentare del nono posto al termine di tre settimane caratterizzate da alti e bassi. Incomprensibile poi l’atteggiamento della squadra a Santa Cristina Valgardena, dove gli olandesi annullano la fuga della prima ora in previsione dell’attacco di Bardet che puntualmente non si verifica. Insufficienza piena.
Team Jayco ALula: voto 5
Un punto in più, di stima, rispetto a quello che si meriterebbero perché anche loro sono sfortunatissimi: Dunbar si ritira, Plapp ha un virus intestinale quando è nelle posizioni nobili della classifica e perciò Zana, che doveva essere deputato alle fughe e ad aiutare i capitani, si trasforma in uomo di classifica ma, sul Monte Grappa, esce dalla top 10. Malissimo anche Caleb Ewan, mai competitivo negli sprint.
Team Polti Kometa: voto 5
Non basta il pur bravo Davide Piganzoli, spesso con i migliori in salita fino agli ultimi chilometri, a far raggiungere agli italiani la sufficienza: troppa poca qualità mostrata in strada dai ragazzi di Contador e Basso, che in passato erano riusciti al Giro a imporsi in tappe importanti come quella dello Zoncolan e del Gran Sasso.
Team Visma Lease a Bike: voto 6
Uno dei voti più difficili da dare, perché se è pur vero che abbiamo ancora tutti negli occhi la sfolgorante tripletta dell’anno scorso nei tre GT, è anche vero che i calabroni perdono tre pezzi da novanta come Kooij, Laporte e Uijtdebroeks e perciò presto si devono reinventare. In ogni caso una vittoria di tappa gli olandesi la centrano con Kooij e questo basta a garantir loro la sufficienza.
Tudor Pro Cycling Team: voto 6
Al primo Grande Giro della loro storia, i ragazzi di Cancellara centrano una top 10 nella generale con Storer e questo basta e avanza a garantire loro la sufficienza. Mezzo voto in meno per Dainese che, a differenza delle ultime due edizioni del Giro, non riesce a lasciare il segno nelle volate.
UAE Team Emirates: voto 10 e lode con bacio accademico
Si scrive UAE e si legge Pogacar penseranno molti: niente di più sbagliato. Vero, il cannibale sloveno vince ben sei tappe e infligge quasi dieci minuti al secondo nella generale, ma è tutta la squadra che, nonostante i dubbi delle prime giornate, ha apparecchiato splendidamente i successi al suo capitano. Oliveira e Molano in pianura, Laengen, Bjerg, Novak e Grossschartner a selezionare il plotone, Majka a dare la botta finale prima dello scatto di Pogacar. Come dicevano i moschettieri, “tutti per uno e uno per tutti”, se è vero che a Prati di Tivo sono stati i compagni della maglia rosa a chiedergli di vincere per loro la tappa. Ora la domanda è: Joao Almeida, Juan Ayuso e Adam Yates, che in quasi tutte le formazioni World Tour nei Grandi Giri potrebbero giocarsi le loro carte da capitani con legittime ambizioni di podio, saranno disposti al Tour a fare questo lavoro?
VF Group-Bardiani CSF-Faizanè: voto 5,5
Un plauso a Giulio Pellizzari, che nella terza settimana va più volte vicino alla vittoria di tappa ma deve sottostare alla legge di Pogacar, ma la domanda è: perché una squadra così mediocre ogni anno riceve l’invito per il Giro d’Italia a discapito di altre più strutturate come la Lotto DSTNY o la UNO-X? Ai posteri l’ardua sentenza.
Bahrain Victorious: voto 7
Non vincono tappe, ma Antonio Tiberi centra un quinto posto con qualche rimpianto per i problemi meccanici occorsi a Oropa e si porta a casa la maglia bianca di miglior giovane: attenzione, non diciamolo troppo forte, ma forse abbiamo trovato l’uomo da GT che l’Italia aspettava. Il Giro del Delfinato che inizia questa settimana, a cui il laziale sarà presente, ci potrà dare ulteriori informazioni sulla sua crescita.

