Giro d’Italia 2024: il percorso lascia parecchi dubbi

Ormai ci siamo, tra poco più di un mese prenderà il via del Giro d’Italia 2024. La corsa ciclistica più importante d’Italia ha rivoluzionato il proprio percorso rispetto alla passata edizione: molti di meno i metri di dislivello in un’edizione che presenta pochissimi tapponi di montagna e molti percorsi misti.

I problemi del Giro 2023

Il tracciato del Giro d’Italia 2024 ha fatto storcere il naso a molti esperti. Dopo la fallimentare edizione dell’anno scorso, in cui Covid, maltempo e tappe di transizione hanno bloccato lo spettacolo, l’idea degli organizzatori era quella di creare un percorso similare a quello del Tour de France. Quindi pochissime tappe morte e non un mostro come Il Monte Lussari alla fine che bloccasse le azioni degli uomini di classifica. L’obiettivo è riuscito solo in parte. Le occasioni per i big sono maggori rispetto al 2023, ma l’impressione generale è quella del vorrei ma non posso. Molte frazioni sembrano lo stesso favorevoli alle fughe, e questo è stato uno dei grossi problemi degli ultimi Giri.

Altro grosso problema della scorsa edizione era il sopracitato Monte Lussari, lasciato alla fine. Se da un lato nelle prime due settimane del Giro d’Italia 2024 ci saranno diversi arrivi in salita, purtroppo anche quest’anno quella che è la frazione più impervia è stata lasciata il penultimo giorno, quella del doppio Monte Grappa. A equilibrare l’ultima settimana sarà il fatto che oltre al Grappa solo la tappa del Passo Brocon avrà cinque stelle di difficoltà.

Il percorso del Giro d’Italia 2024 non è per scalatori puri

Il problema fondamentale del Giro d’Italia 2024 però è un altro: le poche tappe con tanti metri di dislivello. Il Tour de France, negli ultimi anni, ha presentato spesso tapponi con susseguirsi di salita e discesa. In questo Giro invece sono pochissime le tappe in cui, oltre a una ascesa finale dura, vi sono altre salite impegnative che affatichino i ciclisti. Solo in due frazioni di montagna sarà possibile fare una forte selezione: quella di Livigno e la sopracitata tappa 20.

Ci sono poi le frazioni unipuerto del Santuario di Oropa e di Prati di Tivo, e quella discussima dello Stelvio, la cui vetta si colloca a 140 km dal traguardo. Una scelta questa che ha lasciato attoniti tutti, anche perché nei successivi chilometri non c’è terreno in cui fare selezione. Questa decisione ha reso la Cima Coppi del Giro d’Italia 2024, molto probabilmente, completamente inutile. Forse la spiegazione potrebbe essere quella di aver messo una montagna dura e problematica in modo tale da togliere dal percorso, a Giro iniziato, quella e non altre più importanti nell’economia della Corsa rosa, per evitare il doloroso compromesso della tappa svizzera di un anno fa.

Un altro aspetto centrale di questo Giro d’Italia 2024 sono le due cronometro, entrambe da specialisti puri e lunghissime. 38,5 km quella di Perugia, 31,2 quella di Desenzano del Garda, per un totale di 70 km contro il tempo, davvero tantissimi. Probabile che molte sentenze di questo Giro vengano decretate, più che nella frazioni di montagna, proprio nelle cronometro. In generale il Giro d’Italia 2024 prevede un percorso che premia i passisti scalatori, non i grimpeur.

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Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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