I voti dell’avvocato: Pagellone finale del Tour 2022

VINGEGAARD: 10 e lode e bacio accademico

Vince il Tour, a sorpresa ma non troppo, batte il più forte corridore al mondo e all’ultimo duello, dopo una caduta dell’avversario si ferma e lo aspetta. Classe, forza e sportività. C’è bisogno di aggiungere altro? Si, che presto si ricordi che esiste una corsa a tappe di tre settimane in Italia che si chiama Giro…

POGACAR: 10 e lode

Paradossalmente, è più questo secondo posto  a donargli una umanità ed una dimensione di grandezza, che spesso si apprezza più nelle sconfitte che nelle vittorie. Simpatico, sorridente, anche quando cede lo scettro al suo nobile avversario, è e sarà destinato a grandi vittorie. Quest’anno forse avrebbe potuto fare tripletta se solo non si fosse intestardito a seguire ripetutamente Roglic e Vingegaard nella tappa del Galibier (non era affatto necessario, l’ammiraglia dov’era? Forse non si ricordavano di un Tour di qualche anno fa dove un certo Cadel Evans – guarda caso sempre sul Galibier, fece andare via Contador e Schleck, suoi avversari per la generale, salvo rimangiarseli più avanti lungo il corso della tappa e vincere quel Tour?). 10 anche alla sfortuna con Covid e peripezie varie che gli dimezzano una squadra sulla carta di prima grandezza. Valga per lui il discorso di cui sopra: c’è un Giro anche di qua dalle Alpi…

THOMAS: 9

Era fra i papabili per il podio e non ha tradito. Affidabile. P.S. Credo di ricordare che abbia un conto in sospeso col Giro…

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GAUDU: 8,5

Forte è forte ma con quei due davanti, temo per lui una carriera con poche vittorie e molti piazzamenti

VLASOV: 8

Vedi Gaudu.

VAN AERT: 10

Fa e disfa a suo piacimento, porta Vingegaard in carrozza quando ce n’è bisogno e ci scappa pure una maglia verde. Monumentale.

MAS: 6,5

Va forte ma non troppo, forse l’ultimo gradino non è per lui. Consiglio: non si fossilizzi sul Tour o rischia di buttare via una carriera. Prenda in considerazione anche altre corse.

BARDET: 8,5

Tour di livello, considerate anche le sue fatiche, sino al ritiro, al Giro. E’ sempre lì coi migliori, ma quando arriva la sgasata finale sparisce. Piazzato.

ROGLIC: 6

Sufficienza per il suo ruolo decisivo nella tappa del Granon.. Per il resto, il solito Tour di sfortune sino al mesto ritiro. Storia già vista. Cambiare obiettivi?

MARTINEZ: 5

La grande occasione di essere cocapitano buttata via. Temo rientrerà fra i ranghi dei gregari di lusso.

GANNA: 4

Due crono da superfavorito, ma fra meteo e condizione, non si avvicina alla vittoria in nessuna delle due. Delusione.

MATTHEWS: 7

Vince la tappa che doveva vincere.

HOULE: 9

Una tappa al Tour per coronare una carriera di gregario e ricordare il fratello. Bravo.

GESCHKE: 7,5

Tutto il Tour a battagliare per la maglia a pois, poi sul più bello arriva il Re che gliela sfila via. Sfortunato.

PINOT: 5,5

Qualche attacchino ma niente più. La conferma che per lui (e per me) è meglio vederlo al Giro.

VAN DER POEL: 3

Dalle stele del Giro alle stalle del Tour. Forse la doppietta è troppo anche per un talento come lui, o forse ha solo sbagliato preparazione fra le due corse. A riprovarci.

MEINTJES: 7,5

Prende una top ten dopo anni di secca. Bentornato.

JUMBO VISMA: 10

Uno squadrone dove tutti sarebbero top riders in ogni altra squadra normale. Con un supporto così, per il supercapitano l’impresa diventa più semplice.

JAKOBSEN  E PHILIPSEN: 8

Vincono nelle tappe dove dovevano vincere. E non era scontato.

QUINTANA: 7,5

Torna protagonista, ma finisce sempre piazzato. Forse è questa la sua attuale dimensione.

GLI ITALIANI: 2

Qualcosa da Ciccone, che per un pochino (ma poco proprio) assapora la possibilità di indossare la maglia pois ma grosse delusioni da Bettiol e soprattutto da Caruso, mai protagonista. Che non fosse aria lo sapevamo ma così è davvero troppo. Cercasi disperatamente erede di Nibali.

TOUR: 10

Dopo le noie dello scorso anno un’edizione inaspettatamente combattuta. Merito di Vingegaard e delle defaiances di Re Taddeo. Ad averne di dualismi così.

Mario Delitala

Avvocato di professione, ma con una profonda passione per il ciclismo, praticato e guardato. Nel poco tempo libero a disposizione si allena, da solo ed in compagnia, studiando sempre nuovi percorsi da appassionato cacciatore di grandi salite, da percorrere rigorosamente al proprio lento passo, con la sola soddisfazione di arrivare in cima. Fra i suoi “scalpi” più importanti alcune mitiche salite della storia del ciclismo, come il Col de Vars ed il Col d’Allos nelle Alpi francesi o il Colle della Maddalena, nelle Alpi italiane. Realizza uno dei suoi sogni, quello di scrivere di ciclismo, col gusto di provocare discussioni e dibattiti, in linea con le proprie abitudini professionali.

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