I Voti dell’Avvocato: Pagellone Finale del Tour 2023

VINGEGAARD 10

Ha vinto. Ha battagliato due settimane con Re Taddeo, poi ha aperto il gas e con una cronometro fuori da ogni logica ha tramortito tutta la concorrenza. Supportato da una squadra semplicemente pazzesca (10 pure a lei) ha dimostrato che nel mese di luglio si trasforma in una perfetta macchina da guerra sportiva. Manca la lode? Certo, quella si conferisce a corridori che vincono (e si mostrano) per tutto l’anno, non a chi di fatto si appalesa ai tifosi ed agli appassionati per tre settimane a luglio. Consiglio: due Tour ed un Giro valgono più di tre Tour…

POGACAR 10

Stupiti dello stesso voto al vincitore? Provateci voi a salire sul podio del Tour, vincere una tappa pazzesca, dopo un infortunio al polso e due mesi di sostanziale inattività su bici. Confesso che nonostante tutto era il mio favorito alla partenza, evidentemente due mesi di preparazione non si possono regalare. Dopodiché, ad uno che battaglia dalla primavera all’autunno non può che riservarsi una istintiva simpatia…

ADAM YATES 9

Doveva essere gregario, si dimostra qualcosa di più. Un piazzamento sui Campi Elisi vale una carriera, forse il suo step decisivo per la sua, di carriera. Capitano al prossimo Giro?

VAN AERT 9,5

Solo la nascita del secondogenito è in grado di fermarlo. Per il resto, due settimane a sciropparsi tappe in testa al gruppo o in fuga. Quando scala le marce, con quelle gambe fenomenali che si ritrova, è uno spettacolo per gli occhi dello spettatore, mentre per le gambe degli avversari…solo tanto dolore.

KUSS 9,5

Voto al miglior gregario in salita di tutto il gruppo. Intelligente nel capire i suoi limiti da non-capitano, scientifico nel supportare i propri capitani alla vittoria finale. Roglic e Vingegaard ringraziano, lui incassa, e la Jumbo se lo tiene ben stretto.

RODRIGUEZ 9

Dopo Ayuso, il ciclismo iberico si trova un altro giovanotto rampante che alle prime armi è semplicemente protagonista al Tour. Quanta invidia da questa parte delle Alpi…

GAUDU 4

Voleva il podio, sogno rimandato (forse irrealizzabile?). Consiglio: occhio che ad incaponirsi col Tour de France si rischia di finire la carriera con poche vittorie e molti (troppi) piazzamenti…

O’CONNOR 4

Vedi Gaudu.

PINOT 7,5

Per quelli che pensano che Giro e Tour da protagonisti non siano pensabili nello stesso anno: il mio Thibaut, dopo la maglia di miglior scalatore ed una top-5 al Giro, staziona permanentemente nella nobiltà della classifica del Tour. L’ultimo omaggio di un pubblico da stadio sul Petit Ballon (voto 10 e lode al pubblico) con lui in fuga solitaria, da pelle d’oca. Ribadisco il concetto: quanto mi mancherai…

VAN DER POEL 5

Va bene puntare al Mondiale, ma concludere il Tour senza squilli e solo con qualche velleitario tentativo, mi pare poco…

PHILIPSEN 10

Il Re delle Volate e Maglia Verde del Tour, assolve egregiamente i propri compiti e sistema per le feste tutti gli altri velocisti. Quando la tappa è dedicata agli sprinters, arriva puntuale come il diretto Berna-Zurigo. Ingiocabile.

LANDA 3

Su “Chi l’ha visto” hanno aperto un nuovo file…

GIRMAY 3

Vedi Landa.

BILBAO 8,5

Una top-ten al Tour può cambiarti futuro e prospettive; prossima fermata podio del Giro?

PEDERSEN E ASGREEN 8

A proposito di invidia: beati gli spagnoli, ma pure in Danimarca non se la passano male…

JAKOBSEN 4

La storia del velocista belga è umanamente toccante, ed è già tanto che sia ancora in gruppo a brillare. Però in questo Tour ha trovato una stella un po’ più luminosa…

WOODS 8

Della serie: come cambiare una insufficienza in un votone grazie ad un successo di prestigio in una montagna da leggenda.

MEEUS 8

Vedi Woods, col successo in un arrivo, ed in un Viale, da leggenda.

BARDET 2

Da francese punta tutto sul Tour: ne ricava un fragoroso anominato fino all’ancor più anonimo ritiro. Quand’è che certi corridori capiranno che, con l’aria che tira, sarebbe meglio dedicarsi alle tappe invece che alla classifica generale?

HINDLEY 7

Al debutto del Tour il vincitore del Giro si regala una vittoria di tappa, una giornata in maglia Gialla e una classifica di tutto rispetto. Sono certo che tornerà per migliorarsi (e sono ancor più certo che si migliorerà…)

ALAPHILIPPE 4

Da uno come lui, come i bravi alunni, ci si aspetterebbe sempre belle interrogazioni. Alla maestra però, stavolta non riesce nemmeno a rispondere alla più semplice domanda.

SIMON YATES 7

Resto convinto che – fra gli umani – sia uno dei migliori uomini da Grande Giro in circolazione. La classifica è buona, ma per restare nella metafora scolastica: “bravo, ma può fare di più”.

LAFAY E IZAGIRRE 7,5

Dopo un’era geologica riportano la Cofidis a vincere una tappa al Tour. E non una, bensì due volte nella stessa edizione.

CICCONE 8,5

Una maglia a Pois di assoluto prestigio. Dichiarata all’inizio poi, vale doppio. Manca la vittoria di tappa ma salire sul podio dei Campi Elisi in compagnia di Jonas, Tadej e Jasper è proprio un gran bel vedere. Conferma della tesi: lascia stare la classifica generale, punta alle tappe ed alla maglia di miglior scalatore. Nei grandi Giri è la miglior soluzione.

GLI ALTRI ITALIANI 2

A parte un bel piazzamento di Mozzato (a proposito, questo è un velocista da seguire), risultano compagni di Landa nei nuovi casi di Chi l’ha visto.

MOHORIC 10

Vince una tappa, e già questo basterebbe per un voto ampiamente sufficiente, ma poi il bello arriva dopo. Un’intervista come raramente se ne sentono, umamamente toccante, intrisa di rispetto verso gli avversari, profondità di pensiero, ricordo dell’indimenticabile Gino Mader. Matej, chapeau.

SKJELMOSE 8

Come un compagno di squadra può aiutarti nel raggiungimento del tuo obiettivo, con lealtà e senza egoismi: Ciccone ringrazia, io premio.

GALL 9

Vince una tappa di quelle “di peso”, primeggia con i due giganti nella tappa del Vosgi. Sorpresa del Tour? Io ci metto il mio voto.

SAGAN 5

Sarebbe da zero spaccato ma, perdonatemi in anticipo, ad uno col suo curriculum, non ce la faccio. Comunque insufficiente. Per uno col suo curriculum.

LUTSENKO 5,5

Qualche attacco e nulla più. Dopo la prestigiosissima top-ten di qualche edizione fa, forse sarebbe ora di virare su altri obiettivi.

MAS E CARAPAZ 10

Perché? Perché dopo mesi a preparare un Tour che per loro dura pochi chilometri, come a scuola si dava la sufficienza di incoraggiamento, io sono più magnanimo, e do un 10 di incoraggiamento.

LE MOTO DEL TOUR 4,5

Attenuante: il pubblico pazzesco che solo al Tour si riesce a vedere non rende semplice il mestiere. Aggravante: comunque non si può incidere – relativamente sia chiaro – sull’andamento della corsa e su rallentamenti vari ai corridori. Il buon Thomas Voeckler ne saprà qualcosa…

MARC MADIOT 10

Le lacrime di commozione davanti al giornalista che gli chiede conto dell’ultima vera tappa del suo Thibaut al Tour hanno commosso pure me. Segno che, da prospettive diametralmente opposte, con una conoscenza del personaggio astronomicamente diversa, amiamo ciclisticamente lo stesso corridore, amiamo umanamente lo stesso uomo.

PRESIDENTE EMMANUEL MACRON 10

Già il tweet con la foto del mio Thibaut in fuga sui Vosgi fra due ali di folla mi induce ad un voto bello alto. Il fatto che perduri la tradizione francese dei Presidenti al seguito del Tour (vedi presenza in auto con Prudhomme nei Pirenei) vale ancora di più. Quest’anno il nostro Presidente Mattaerella ha fatto ben più, premiando Roglic ai Fori Imperiali. Presidente Mattarella, non lasci che il Suo rimanga un gesto isolato.

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Mario Delitala

Avvocato di professione, ma con una profonda passione per il ciclismo, praticato e guardato. Nel poco tempo libero a disposizione si allena, da solo ed in compagnia, studiando sempre nuovi percorsi da appassionato cacciatore di grandi salite, da percorrere rigorosamente al proprio lento passo, con la sola soddisfazione di arrivare in cima. Fra i suoi “scalpi” più importanti alcune mitiche salite della storia del ciclismo, come il Col de Vars ed il Col d’Allos nelle Alpi francesi o il Colle della Maddalena, nelle Alpi italiane. Realizza uno dei suoi sogni, quello di scrivere di ciclismo, col gusto di provocare discussioni e dibattiti, in linea con le proprie abitudini professionali.

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