Treno-Fassa-Bortolo

Vi sarà sicuramente capitato di chiedervi, praticando un’uscita in bici da corsa o guardando una gara in tv, se è davvero così fondamentale stare “a ruota”. Per prima cosa chiariamo, se mai ve ne fosse bisogno, che con questa espressione ci riferiamo ad un ciclista che riesce a seguire la scia di un compagno. Stare a ruota significa poter gestire nel migliore dei modi le proprie forze e alternarsi in questa posizione consente al proprio di gruppo di fare più km e di viaggiare ad andature più elevate, nello stesso lasso di tempo.

Il motivo di questa grande realtà è nella legge fisica, per cui ogni ciclista per avanzare deve sconfiggere l’attrito dell’aria. Da qui nasce la necessità di stare a ruota e avere qualcuno che taglia l’aria al posto nostro, essendo poi pronti a dargli il cambio. Questa è la vera essenza del ciclismo. Vediamo però alcuni aspetti molto importanti, a volte sottovalutati.

Quale è la posizione migliore per stare a ruota?

Prima di tutto sfatiamo un falso mito: non è vero che più si sta vicini al ciclista che ci procede, maggiori sono i benefici. Questo è stato chiarito dagli studi effettuati dalla Daccordi Cycling. L’aria infatti non si restringe immediatamente al passaggio di un ciclista, si crea un vero e proprio imbuto. Il risultato? Stando a 2 cm dalla ruota che ci precede o stando a 20/30 cm l’effetto è il medesimo. Ovviamente è importante non andare oltre questa soglia di 30 cm. Questo permette anche di procedere con maggiore tranquillità, avendo un minimo di distanza di “sicurezza”.

Un altro aspetto importante è l’allineamento, ovviamente le ruote dei ciclisti non devono mai essere perfettamente allineate. L’ideale è posizionarsi circa 5 centimetri spostati verso sinistra, in modo da avere una visuale su ciò che accade davanti a noi e tenere sempre sotto controllo la situazione. E’ importante posizionarsi a sinistra perché la visuale è maggiore e perché i rischi in caso di frenata sono minori, essendo il cambio del ciclista che ci precede a destra.

E’ possibile stare a ruota e non tirare mai?

Questo è sbagliatissimo e può avere una logica “tollerabile” soltanto se siamo eccessivamente stanchi, dopo molti chilometri e sentiamo di non poter più apportare niente al gruppetto. Diversamente può avere senso per un velocista in gara che si sta avvicinando alla “volata”, per cui vorrà preservare tutte le energie. Altrimenti la norma è che tutti collaborino, passando in testa di tanto in tanto e poi tornando a ruota. Questo può essere fatto stabilendo un limite temporale, come ad esempio un minuto a testa, o di spazio percorso, come ad esempio un km a testa. La scelta di questo parametro dipende ovviamente anche dal numero dei ciclisti presenti in gruppo e dalla velocità che si vuol mantenere.

Considerate che se si forma un “gruppetto” di almeno 5/6 ciclisti, uno sforzo quando si è in testa viene ampiamente bilanciato dal riposo ottenuto nella fase in cui ci si colloca a ruota degli altri. Se un ciclista decide di non collaborare e di non “tirare mai” molto probabilmente anche gli altri smetteranno con il passare dei km di collaborare con lui. Questa tipologia di ciclista è quella che viene in gergo definita “succhia ruote”.

Come pedalare in scia?

Quando abbiamo dei compagni che ci seguono in scia, è importante mantenere un’andatura regolare. Fissiamo nella nostra testa una velocità e cerchiamo di mantenerla costante. L’ideale sarebbe poi mantenere questa velocità con una pedalata più o meno regolare, ovvero che mantenga un ritmo pressoché costante e fluido.

E’ molto importante che il ciclista che apre la fila, quando finisce il suo turno si sposti verso sinistra, o se la tipologia di strada lo consente anche a destra, per andarsi poi a posizionare in ultima posizione (vedi immagine). Questo processo permette, come visibile nell’immagine, di innescare una turnazione divertente e realizzata sempre in sicurezza.

Quando non ha effetto la scia?

Per prima cosa stare a ruota non ha senso se si scende al di sotto di determinate velocità. La soglia è stata individuata in 16 km/h, quando si è al di sotto di questa velocità la scia ha un effetto nullo. Questo spiega perché stare a ruota è poco utile su determinate salite molto dure.

Quanta fatica in meno si fa stando a ruota?

Questa è una delle domande più frequenti che viene fatta ad un ciclista. Non esiste una risposta fissa, nel senso che questo parametro varia in funzione della velocità, della presenza di vento e della pendenza dell’asfalto. Generalmente il risparmio ottenuto in termini di energia risparmiata, per chi sta a ruota, è sempre superiore al 20% e in alcuni casi particolari può arrivare fino al 40/50%. Date quindi queste percentuali è facile perché è così importante stare a ruota e farlo nel modo giusto.

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Di DavePeriodista

Davide Bagnoli è un giornalista iscritto all’albo dell’Emilia Romagna. Nella sua carriera si è occupato di cronaca di ogni genere, ha sempre cercato di farlo con passione e con il sorriso sulle labbra. Quando possibile cerca di trasmettere il suo sorriso anche ai lettori, ama scrivere e questo lo ha portato a pubblicare due libri. La sua più grande passione sportiva è il ciclismo, sport che ama e pratica nel (poco) tempo libero.

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