Leggi i voti dopo il Mondiale di ciclismo 2020

Quanto valgono 15 secondi nella nostra vita. Il tempo di bere un caffè, due squilli del telefono, pensare a cosa indossare oggi…quindici secondi, un tempo infinitamente piccolo nella nostra vita, impercettibile perso nelle nostre azioni quotidiane. Per Julian, invece, quindici secondo sono il tempo che separa l’anonimato dalla gloria, la paura per la delusione dell’essere ancora secondo dall’ebbrezza della vittoria. Bravo Julian, ce l’hai fatta, sei stato il migliore, il più forte, il più scaltro. Come la tartaruga di Zenone, non ce ne voglia per il paragone, anche lui ha saputo rendere incolmabile quel piccolo vantaggio che si è costruito sugli avversari, e ne aveva di Achille alle spalle, giungendo per primo al traguardo.

Una classica del Nord tra i colli imolesi

Una gara dura, anzi durissima. Lo si sapeva alla vigilia e ce lo hanno già mostrato le donne sabato. Il circuito di 29 km con circa 500 m di dislivello non perdona, e le nove tornate previste avrebbero messo a nudo le forze e le debolezze dei corridori. I “muri” di Mazzolano, 2,7 km, al 6,1% e punte massime al 13%; Gallisterna, 2,7 km, al 6,4% e punte massime del 15%, sono i punti che avrebbero fatto selezione e deciso il mondiale. A rendere il tutto ancora più duro, il freddo vento di maestrale e la costante minaccia della pioggia che hanno trasformato la calda estate italiana in un freddo autunno delle Fiandre. In questo scenario, reso ancor più mistico dal passaggio nell’autodromo di Imola, dove ogni metro di strada ricorda un’impresa di un pilota, la gara si è svolta quasi come da copione.

In sette in fuga al via

La gara è subito segnata dalla fuga di sette corridori. Per la cronaca sono: Castillo, Traeen, Friedrich, Koch, Fomynkh, Arashiro e Grosu e gli attaccanti arrivano ad avere anche sette minuti di vantaggio. Ma il gruppo gioca al gatto col topo e sa bene che la strada chiederà il suo conto ai fuggitivi. Così, quando manca circa un terzo alla conclusione, gli alfieri francesi, con Martin in prima linea, prendono le redini del gruppo ed annullano la fuga generosa dei sette, cui resterà almeno gli onori della cronaca.

L’illusione di Pogacar

Il gruppo torna compatto a circa 70 km dal traguardo. Inizia così un’intensa fase di studio tra le nazionali. Il ritmo si alza, e in particolare, è il Belgio che prova a controllare la gara. In autodromo Pogacar ha un problema con la bici, il suo cambio avviene a una velocità degna di un Pit Stop in Formula 1, e riparte con grinta e carattere. Il neo-vincitore del Tour è deciso a lasciare il segno anche in questo mondiale. Su cima Gallisterna a quasi 40 km dalla conclusione, ripete lo stesso scatto che gli ha regalato la gloria sulla Planche del les belles filles. In pochi metri guadagna oltre 20 secondi sul gruppo. Il suo incedere in bici non sarà elegante ma è tremendamente efficace.

La sua danza sui pedali è frutto di nervi che si contraggono e che piantano sull’asfalto pedalate che fanno il vuoto alle spalle. Inizia per lui una cronometro in solitaria, in cui ci mette tutta l’anima per credere nel sogno di vincere anche il mondiale. Stupisce di questo ragazzo il coraggio, la voglia di esserci e la forza delle sue azioni. Ma il gruppo è un animale scaltro e sa che per il giovane ragazzo, che completa una tornata in solitaria, il conto da pagare rischia di essere molto alto.

Nibali ci prova ma Van Aert non ci crede

All’ultima tornata del Mazzolano escono allo scoperto Belgio e Olanda. Il gruppo ricuce lo strappo da Pogacar e in particolare e Dumoulin che affianca lo sloveno. Per un attimo sembra che i due possano andare in solitaria, ma i belgi non ci stanno e Van Avermat ricompatta il gruppo. Inizia una nuova fase di studio, con i big nelle prime posizioni. Si scopre l’Italia, Caruso e Masnada dettano il passo aprendo le porte al loro capitano. Ci prova Nibali con un poderoso scatto che coglie in contropiede gli avversari. Lo seguono Van Aert, Carapaz e Landa. Il quartetto sembra acquisire un buon vantaggio, ma l’illusione dura poche decine di metri. Alle spalle il gruppo recupera vanificando l’azione di Vincenzo. Peccato, perché se anche gli altri avessero creduto nell’azione di Nibali e trovato un accordo avrebbero potuto staccare il gruppo e involarsi al traguardo quando mancavano appena 15 km alla conclusione.

Il colpo del moschettiere

Si arriva a prendere la Gallisterna con la tensione alle stelle. Tutti sanno che in quelle poche centinaia di metri si deciderà il mondiale e tutti hanno quasi paura di scoprirsi subito. Di trovarsi d’improvviso sopraffatti dall’avversario o piantanti sui pedali quando le pendenze superano le due cifre. La prima azione decisiva è di Hirschi. Lo svizzero, con la maglia rossa come i numeri che lo hanno sempre premiato al Tour per la combattività, dimostra di essere uomo da classica e futuro prospetto. Stacca il gruppo facendo selezione e trascinando con se: Kwiatkowski, Fulgsang, Roglic, Alaphilippe e il troppo cauto Van Aert. Quando mancano pochi metri alla conclusione della salita e con le pendenze più dure arriva la svolta della gara. Julian fa uno dei suoi numeri.

A 10 km dall’arrivo scatta su Cima Gallisterna e in pochi metri fa il vuoto. Il francese ha il merito di essere uno dei corridori che è in grado di regalare sempre emozioni in questi ultimi anni. Non passa gara in cui non tenti un’attacco, una fuga, in cui non lasci la propria firma. Stavolta il moschettiere ha preso bene la mira e ha fatto esplodere tutta la sua potenza. Quindici sono i secondi che mette tra se e gli inseguitori con 10 km al traguardo. Quello spazio temporale incomprimibile che lo lanceranno verso la gloria, verso il traguardo dell’autodromo e verso un mondiale che torna in Francia dopo 23 anni (ultimo a vincere Brochard a San Sebastian). Alle sue spalle restano in 5 divisi tra la paura di perdere e quella di vincere.

Gli inseguitori restano così inermi, sanno che se dovessero riprendere il francese lascerebbero campo libero al successo di Van Aert. E’ proprio il belga ad avere i maggiori rimpianti. Avrebbe potuto tentare qualcosa in più nel riprendere Alaphilippe e giocarsi la vittoria in volata. A maggior ragione, l’arrivo in volata per la piazza d’onore è un assolo dello stesso corridore belga che parte in prima linea a 200 m dal traguardo e stacca tutti piazzandosi secondo. Terzo il brillante Hirschi seguito da Kwiatkowski, Fuglsang e Roglic. Primo degli italiani il generosissimo Caruso che si dimostra ancora in gran forma.

Lacrime e gioia all’arrivo

All’arrivo Julian scoppia ancora in lacrime nel ricordo del padre. Come nella vittoria di tappa al Tour, il francese dimostra di avere numeri da vero fuoriclasse, di essere un corridore in grado di regalare emozioni perché in grado di far prevalere la forza del cuore sul freddo calcolo razionale. E’un eroe romantico, in barba alla tradizione illuminista del suo Paese, che non si risparmia ed è pronto a darsi completamente per il proprio ideale. Per lui più che la vittoria in sé contano le gesta che uno fa per inseguirla. Non importa quante siano veramente le possibilità di vincere, ciò che più conta è provarci con tutte le proprie forze e con tutto il proprio animo.

La nazionale francese, sorniona ma letale in questo mondiale, ha ricalcato così a pieno il motto dei moschettieri di Dumas, “tutti per uno e uno per tutti”.  Quell’uno oggi è stato proprio Julian, il Dartagnan che quasi per caso si trova a combattere nella guardia reale, in grado però di conquistare tutti con la sua generosità e il suo altruismo e capace con la spada di fendere colpi che non lasciano scampo agli avversari. Ha vinto il migliore oggi e Alaphilippe viene investito dell’onore più grande per un ciclista, quello di vestire l’iride mondiale. Bravo Julian, attendiamo impazienti il tuo prossimo duello, sicuri che continuerai a emozionarci ancora.

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Di Vincenzo Davide Catania

Vincenzo Davide Catania ha 35 anni e vive tra i ridenti colli di Bologna dove lavora come Chirurgo Pediatra presso l’Ospedale Sant’Orsola. Sposato con una donna meravigliosa che gli ha regalato 2 piccoli angeli, Giulia ed Emanuela. La passione per il ciclismo riemerge nei ricordi adolescenziali delle epiche imprese del Pirata, delle roboanti vittorie di Cipollini e Petacchi e delle imprese, nelle fredde terre del Nord, di Bartoli. Passista per natura e vocazione, nel poco tempo libero, spesso rubato al sonno alle prime luci dell’alba, coltiva la propria passione per la bici in una sfida costante con se stesso nella scoperta di nuovi e stimolanti percorsi che lo riportino ad un contatto puro con la natura delle montagne e del bosco.

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