Pedivelle sempre più corte: moda del momento o benefici reali? Caratteristiche delle pedivelle di diversa lunghezza

Le pedivelle sono delle componenti molto importanti della bicicletta, che svolgono il ruolo di convertire la forza impressa dalle gambe nel movimento rotatorio. Spesso purtroppo sono un dato trascurato ma la misura della pedivella è invece determinante per stabilire sia la corretta posizione in sella sia la migliore erogazione di potenza possibile durante la pedalata. In passato ci siamo già occupati dell’argomento ma da un’altra angolatura, segnalando come stabilire la migliore lunghezza delle pedivelle nella bici da corsa.

Cos’è la pedivella?

Partiamo dalle basi, la pedivella è il braccio di leva che collega il punto dove si applica la forza (il pedale) al fulcro (il movimento centrale). Maggiore è la lunghezza della pedivella e maggiore è il braccio di leva. Allo stesso modo, minore è la sua lunghezza, minore è il braccio di leva.

In commercio esistono diverse misure di pedivelle. Le tre misure standard fornite dai costruttori al primo assemblaggio della bicicletta sono da 170 mm, 172, 5 mm e da 175 mm. Tuttavia, esistono, ma sono meno comuni, anche pedivelle da 150 mm, 155 mm, 160 mm, 165 mm, 167,5 mm, 177,5 mm e 180 mm.

Come si misura la pedivella?

Per stabilire la lunghezza della pedivella, per convenzione, si calcola dal centro del movimento centrale al centro del pedale. Comunque tutti i principali marchi produttori riportano la lunghezza delle pedivelle direttamente sopra allo strumento con un’incisione.

Come scegliere la pedivella adatta?

Il metodo più semplice per stabilire la lunghezza della pedivella, anche se non sempre il più efficace, è basarsi sulle misure antropometriche, in particolare le misure del piede, del femore, della tibia e il rapporto tra lunghezza del femore e lunghezza della tibia. Tuttavia, non esiste una soluzione univoca alla scelta della pedivella adatta perché è una questione complessa che va ponderata considerando molteplici altri parametri e soprattutto ogni corpo è differente, ognuno ha le proprie specificità e le proprie esigenze che devono essere tenute in considerazione anche per la scelta della pedivella.

Che differenza c’è tra una pedivella corta e una lunga?

Come detto in precedenza, una pedivella più lunga avrà un braccio di leva maggiore; questo significa che per compiere una pedalata coprirà una circonferenza maggiore rispetto ad una pedivella più corta, la cui circonferenza tracciata dal suo braccio di leva sarà più corta.

Ciò comporta che, a parità di rpm (velocità angolare), con una pedivella più lunga il piede andrà più veloce per coprire allo stesso tempo una circonferenza maggiore, mentre con una pedivella più corta il piede si muoverà più lentamente. In questo caso entra in gioco la cadenza di pedalata, che cambia in base alle differenti lunghezze di pedivella. In altre parole, a parità di velocità, una pedivella più lunga necessita di una cadenza di pedalata maggiore rispetto a una pedivella più corta, che avrà una cadenza inferiore. Poiché con una pedivella più corta è più facile avere una cadenza maggiore, si potrebbe pensare che sia meglio avere una pedivella più corta. Tuttavia, il fatto che il braccio di leva è più corto, con una pedivella più corta si riuscirà ad imprimere meno forza e quindi si produrrà meno potenza rispetto all’utilizzo di una pedivella più lunga (con il braccio di leva più lungo).

In passato si tendeva ad utilizzare pedivelle molto lunghe, pensando che, a parità di forza, maggiore fosse il braccio di leva, maggiore fosse anche la potenza che si poteva imprimere. Questo in parte è vero, ma le pedivelle corte possono apportare anche alcuni vantaggi da non sottovalutare.

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PRO delle pedivelle corte

Prima di parlare dei benefici che possono apportare le pedivelle più corte è doveroso fare una precisazione tecnica. L’altezza della sella si decide in base alla distensione degli arti in base al punto morto inferiore del piede. Se, per esempio, si allunga la pedivella di 5 mm, il piede, al punto morto inferiore (quando la gamba è in posizione di massima estensione), sarà più in basso di 5 mm, quindi bisognerà abbassare la sella di altrettanti 5 mm. Al contrario, se si accorcia la pedivella di 5 mm, il piede, al punto morto inferiore, sarà più in alto di 5 mm e sarà necessario alzare la sella di 5 mm. Quindi, a parità di punto morto inferiore, una pedivella più corta permette di avere il ginocchio 1 cm più in basso in corrispondenza del punto morto superiore del piede. Questa situazione può comportare dei benefici reali alla pedalata:

1)     Vantaggi biomeccanici. Il primo vantaggio è che una posizione di questo tipo consente di caricare di meno le articolazioni del ginocchio, dell’anca e delle vertebre lombari, perché si sarà più propensi a stare in anteroversione con il bacino e quindi a mantenere una posizione più rettilinea nella zona lombare.

2)     Aerodinamica. Il secondo vantaggio è che questo comporta la possibilità di aumentare il dislivello sella-manubrio e quindi essere più aerodinamici.

Nelle biciclette in cui l’aerodinamica è molto importante per fare la differenza, come in quelle da triathlon e da cronometro, si tende ad utilizzare pedivelle corte proprio perché questo permette di stare più bassi, ruotare il bacino e abbassare le spalle, apportando dei benefici legati all’aerodinamica. Questo è il motivo principale per cui nel ciclismo professionistico del giorno d’oggi sembra ormai diventata una moda quella di utilizzare pedivelle più corte. Tuttavia, nelle situazioni in cui non è tanto importante l’aerodinamica, come ad esempio nelle cronoscalate, si tende ad utilizzare pedivelle più lunghe perché, essendo il braccio di leva più lungo, ciò permette di imprimere maggiore forza durante la pedalata e quindi sprigionare più watt.

CONTRO delle pedivelle corte

1)     Minori watt. Con pedivelle più corte la cadenza è maggiore e per imprimere la stessa potenza sono necessarie più pedalate.

2)     Problemi biomeccanici. Più si accorciano le pedivelle più il piede, nel momento di massima spinta, cioè quando la pedivella si trova a 90° gradi, arretra verso il movimento centrale. In questo modo il ginocchio tende ad avanzare sempre più verso il pedale, comportando uno sbilanciamento del corpo in avanti e provocando una spinta non verso il basso in modo perpendicolare al terreno ma all’indietro, provocando ancor di più uno sbilanciamento in avanti sul manubrio.

Conclusioni

Nella scelta di pedivelle non esistono pro e contro in assoluto, tutto dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare e dalle proprie esigenze e caratteristiche.

La scelta migliore è valutare in base a tutti i fattori che caratterizzano la pedalata, cioè il proprio livello di comfort, la posizione e le prestazioni che si ottengono nei vari momenti in cui si pedala. Per fare questo è consigliabile rivolgersi a un biomeccanico per ciclismo che possa indirizzare sulla scelta migliore in base alle proprie caratteristiche fisiche e ai propri obiettivi, valutando la globalità della situazione senza apportare modifiche che possano danneggiare o peggiorare altri punti della pedalata e quindi creare problemi fisici.

Per gli amanti del fai da te, in alternativa, esistono  delle pedivelle regolabili che permettono di cambiare la lunghezza a proprio piacimento, anche se bisogna prestare molta attenzione nel fare ciò, perché la minima variazione può stravolgere completamente il proprio assetto sulla bicicletta ed essere potenzialmente dannosa e svantaggiosa per la pedalata.

Letizia Nepomuceno

25 anni di Varese, aspirante giornalista e appassionata di ciclismo. Laureata in Lettere Moderne, pratica ciclismo a livello amatoriale. Le salite sono il suo habitat naturale e la scrittura è la sua grande passione insieme al ciclismo. Le piace raccontare il ciclismo femminile per promuovere un mondo in continua evoluzione e diffusione.

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