Sui Pirenei si parla sloveno, imprese per Pogacar e Roglic in giallo

Spettacolo doveva essere e spettacolo è stato sui Pirenei, grazie anche a Tadej Pogacar. La nona tappa regala il primo scossone in classifica e dimostra come la Slovenia si stia scoprendo nuova patria di talenti ciclistici.

Il ruggito di Pogacar e l’arrivo in giallo di Roglic

La prima settimana di Tour si chiude con il botto. Dopo nove tappe disputate quasi a tutta dai corridori, impazienti di riprendere dopo la pausa forzata per il Coronavirus, in testa svetta lo sloveno Roglic della Jumbo-Visma ma deve ben guardarsi le spalle. Dietro di lui resiste Bernal (Ineos-Grenadier), che si sta ritrovando adesso che le strade riprendono a salire, Bardet (Ag2R) e soprattutto la grande rivelazione Pogacar (UAE). Il giovane sloveno era sì il capitano designato della propria squadra, ma pensare a 20 di poter competere, anzi di poter attaccare e imporre il proprio ritmo ai big è una piacevole sorpresa. La molla scatta alla settima tappa, quando resta invischiato nei ventagli e prende 1 min e 40 sec dal gruppo maglia gialla. Da lì per lui inizia un nuovo Tour fatto di istinto e aggressività. Pagherà sicuramente l’inesperienza ma la forza e il carattere di certo non deficitano. Così all’arrivo di Laruns è doppietta slovena con Pogacar primo e Roglic secondo ma conquistatore della maglia gialla, ottenendo il suo primo obiettivo del Tour. Resta indietro Yates (Michelton-Scott) che si difende come può dagli attacchi degli avversari e alla fine incassa quasi un minuto di ritardo.

Le fasi della gara e il coraggio di Hirshi

Una tappa vissuta ancora con 2 anime che si sono però incontrate a pochi km dal traguardo. Nel corso della tappa si sono susseguite 2 fughe in cui ha sempre spiccato lo svizzero Marc Hirschi (Sunweb). Decisiva la seconda a 88 km dall’arrivo in cui sono entrati tanti corridori tra cui anche il nostro Formolo. Dopo poco anche la fuga si divide e Hirschi resta solo al comando motivato nel compiere l’impresa. Nel frattempo il gruppo maglia gialla che viaggiava unito si spacca sul Col de Marie Blanque (7,7 km al 8,6%). Lo sloveno Pogacar è il primo a prendere l’iniziativa, seguito dal connazionale Roglic, da Bernal e Landa. Il sec0ndo posto del GPM è preda di Roglic che guadagna i 5 sec di abbuono a discapito di Pogacar che quasi cade, distratto a vedere gli inseguitori. Yates prova a resistere ai primi attacchi ma poi cede per salire col proprio passo. Il gruppetto allora suona la carica scambiandosi i ruoli tra attaccanti e inseguitori e in questo gioco di rincorse scopre di poter anche giocarsi la vittoria di tappa. Il povero Hirschi (premio alla combattività nel finale) in fuga già da tanto viene così ripreso nel tratto finale in falsopiano a circa 3 km dall’arrivo, ma ha ancora la forza per stare con i migliori. L’arrivo diventa occasione per una sfida di nervi con i corridori pronti a tirare la volata. Vince alla fine proprio Pogacar con rabbia e carattere e al traguardo alza le mani al cielo e in testa incredulo per il risultato ottenuto. Secondo Roglic seguito da Hirschi.

Verdetti della prima settimana

La questione maglia gialla, tra i 2 litiganti…

Questo Tour ha confermato e svelato diverse verità. Il tour sarà probabilmente una questione tra Roglic, che supportato dai propri uomini è parso un freddo e meticoloso calcolatore, e Bernal che si è rivisto in ripresa proprio ora che le strade iniziano a salire. Tra i 2 contendenti però non ha alcuna intenzione di restare in disparte lo sloveno Pogacar. Ha dimostrato di essere impavido e di non aver paura di attaccare. Se le gambe lo supporteranno potrà essere molto più di un terzo incomodo. Crollano i sogni di Pinot. Il paladino francese alza ancora bandiera bianca, continuerà la corsa ma punterà alla vittoria di tappa. Resistono altri uomini in classifica come Martin e Bardet che seppur nell’ombra in questa settimana hanno tenuto il ritmo dei primi.

Delusione per Aru

Il nostro Fabio Aru (UAE) è il vero sconfitto della giornata. Colpito nel fisico e nell’orgoglio si stacca già in pianura e non ritrova la forza per completare la tappa. E’ un ritiro mesto per un campione la cui voglia di tornare protagonista ha fatto affrettare i tempi di recupero. A lui i nostri auguri perché sconfigga quei mostri che ne oscurano il talento. A 30 anni siamo convinti possa ancora tornare protagonista con quel carattere e quella tenacia che a lungo abbiamo ammirato. Dovrà aver paziente e soprattutto essere supportato dal suo Team per ritrovarsi appieno e scegliere davvero l’occasione giusta per rilanciarsi.

Ritiro anche per il povero Domenico Pozzovivo che con coraggio ha provato a resistere dopo le cadute di Nizza, ma che si è dovuto arrendere adesso che la strada diventa più dura.

Vincenzo Davide Catania

Vincenzo Davide Catania ha 35 anni e vive tra i ridenti colli di Bologna dove lavora come Chirurgo Pediatra presso l’Ospedale Sant’Orsola. Sposato con una donna meravigliosa che gli ha regalato 2 piccoli angeli, Giulia ed Emanuela. La passione per il ciclismo riemerge nei ricordi adolescenziali delle epiche imprese del Pirata, delle roboanti vittorie di Cipollini e Petacchi e delle imprese, nelle fredde terre del Nord, di Bartoli. Passista per natura e vocazione, nel poco tempo libero, spesso rubato al sonno alle prime luci dell’alba, coltiva la propria passione per la bici in una sfida costante con se stesso nella scoperta di nuovi e stimolanti percorsi che lo riportino ad un contatto puro con la natura delle montagne e del bosco.

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