La vittoria di Pogacar che si aggiudica il primo set del Tour

Ci sono corridori e ci sono campioni. Ci sono vittorie e ci sono imprese. Ci sono Grandi Giri e Classiche Monumento. C’è tutto nel ciclismo storie del gruppo e storie di singoli corridori, storie di uomini e storie di eroi. Una storia che attraversa il tempo e lo spazio e che ciclicamente regala a noi spettatori la possibilità di vivere ed empatizzare con gli stessi corridori che sulla strada scrivono le proprie storie di vita sportiva.

Ieri è stato uno di quei giorni che a lungo ricorderemo. Una giornata condensata di colpi di scena, una tappa che ha saputo regalare ancora spettacolo e un avvicendarsi frenetico di emozioni che a fatica siamo riusciti a seguire. Come storditi ci siamo dovuti fermare e sedere sul divano e vedere e rivedere più volte il finale di questa tappa per sviscerarne fino in fondo i messaggi che ci ha lanciato.

Orgoglio in Giallo

Pronti via ed è subito battaglia. Ieri era prevista la tappa più lunga del Tour e terreno che fa gola a tanti per una fuga che potenzialmente potrebbe essere vincente. In tanti provano ma uno, come sempre, su tutti riesce…Van Aert. Sì proprio lui. Il belga che con la maglia gialla incurante di tatticismi e retorica attacca e quando questo non basta contrattacca. La fuga impiega 80 km a partire ma alla fine è proprio lui a tirarla fuori dal gruppo. Gli resistono solo Simmons (Trek) e Nielsen (EF). Ma il loro contributo sarà molto limitato. Lungo la strada Wout si scrollerà di dosso anche loro per tentare da solo un’impresa che ricorda epoche eroiche del ciclismo.

In molti commenteranno dicendo “Non ha senso tattico“, “E’ sbagliato attaccare quando è il più forte anche sui muri”, “Ha lasciato da soli i suoi capitani“…etc etc. Tutto vero, tutto giusto ma che bello vedere quella macchia gialla stagliarsi solitaria davanti a tutti a tutta velocità. Affrontare e divorare in testa la strada quasi a inseguire quel sogno di gloria oltre ogni logica. Sembra voler dirci non importa se pensi di aver ottenuto già un risultato un traguardo come quello di essere il leader di un Grande Giro, nella vita non bisogna mai fermarsi, mai arrendersi, mai voltarsi indietro…Poco importa se il gruppo recupererà a 15 km dall’arrivo perché oggi Van Aert ha regalato una nuova emozione restituendo le sensazioni di un ciclismo vissuto prima con la pancia e con il cuore e poi con i freddi numeri, e a questo noi possiamo solo rispondere GRAZIE.

L’attacco di Tadej

A 15 km dal traguardo inizia un’altra gara. Uno stravolgimento tattico con le carte rimescolate. Adesso sono gli uomini di classifica a potersi giocare la vittoria di tappa. Gli ultimi km sono uno sprint per liberarsi delle ruote più veloci. A turno Jackobsen, Ewan, Pedersen e Philipsen cedono il passo. Già da prima Sagan e Vand der Poel avevano gettato la spugna, il primo per una caduta, il secondo per una condizione che non arriva ancora.

Primo attacco di Vuillermoz che prova a staccare il gruppo ma viene ripreso ai meno2. Tutti a tutta e si arriva al muro finale. Il ritmo lo detta la UAE che con McNulty prepara il palco per l’assolo del suo capitano. Non sappiamo dirvi se l’aveva preparata o anche solo immaginata in questo modo. Quello che possiamo dirvi è che Tadej non conosce limiti che possano frenare il suo talento. Dopo aver stupito nella tappa di ieri ci saremmo attesi una gara “tranquilla”. Anche lui però, come Wout, ha l’istinto del predatore e quando sente l’odore del sangue non può’ controllare il suo istinto. Semplicemente e naturalmente attacca senza limiti e senza paura.

Anche quest’oggi dopo lo scatto del connazionale Roglic (piacevolmente apparso in buona condizione dopo il brutto incidente di ieri) si lancia come un proiettile e dietro di sé fa semplicemente il vuoto. Il ciuffo ribelle che spunta dal casco è l’unica nota di disordine in un atleta che sembra un corpo unico con la sua Colnago. La bici è semplicemente la prosecuzione naturale del suo corpo che diventa macchina e in modo tanto armonico quanto letale divora la strada.

Siamo abituati a definire i corridori in categorie, velocisti, scalatori, finisseur etc etc e poi c’è la categoria Cannibale cui appartiene solo Merckk. E’ sicuramente presto per includere già Tadej in questa elite, ma è certo che il modo in cui vive e domina le corse lo avvicina molto al campionissimo. Per Tadej è vittoria e maglia. Per lui il primo set di questo Tour. La vittorie è al meglio dei cinque e vedremo che piega prenderà anche questa partita.

Primo dei normali Matthews, bravissimo a resistere sulle cote finali seguito da Gaudu e Pidcock. Oggi su salle sulla Planche de belle filles, nome che da solo evoca l’impresa dello stesso Pogacar nel 2020.

Vincenzo Davide Catania

Vincenzo Davide Catania ha 35 anni e vive tra i ridenti colli di Bologna dove lavora come Chirurgo Pediatra presso l’Ospedale Sant’Orsola. Sposato con una donna meravigliosa che gli ha regalato 2 piccoli angeli, Giulia ed Emanuela. La passione per il ciclismo riemerge nei ricordi adolescenziali delle epiche imprese del Pirata, delle roboanti vittorie di Cipollini e Petacchi e delle imprese, nelle fredde terre del Nord, di Bartoli. Passista per natura e vocazione, nel poco tempo libero, spesso rubato al sonno alle prime luci dell’alba, coltiva la propria passione per la bici in una sfida costante con se stesso nella scoperta di nuovi e stimolanti percorsi che lo riportino ad un contatto puro con la natura delle montagne e del bosco.

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