Se questo è un Tour: riflessioni a mente fredda + tappa n4 e classifica generale

Mentre la quarta tappa del Tour de France 2021 è giunta al termine, con la vittoria di March Cavendish che ha fatto 31 in carriera con un grande sprint. La volata finale è stata in dubbio fino al termine, grazie alla spettacolare fuga di Van Moer giunta fino a 250 metri dal traguardo. Questo ragazzo da solo non si è arreso ed è andato molto vicino a far saltare una volata che sembrava scontata. Tanti complimenti a lui e a Cavendish che ha pianto di gioia sul traguardo.

Breve riflessione dopo 3 giorni di emozioni contrastanti

Da una parte abbiamo vissuto vittorie che evocano il fascino delle grandi imprese sportive. Il primo giorno si apre con Julian Alaphilippe, che con la maglia di campione del mondo centra il primo successo di questo Tour e relativa maglia gialla con un’azione tanto forte quanto decisa capace di resistere all’onda montante del gruppo. Il secondo giorno, invece, Van der Poel vince e rivince sul Mur de Bretagne e dedica la propria maglia gialla al nonno Poulidor che nella sua carriera da eterno secondo non era mai riuscito a indossare.

Beh fin qui tutti gli elementi per una perfetta scenografia per il più grande evento sportivo del ciclismo professionistico. Ogni medaglia ha anche il suo rovescio, e in questo caso è davvero negativa. La domanda più frequente è ovviamente chi vincerà il Tour? Le risposte possono essere sempre molte, il più forte, il più scaltro, chi ha la squadra più forte…tutte risposte logiche e su cui possiamo divertirci a fornire le più disparate argomentazioni.

Purtroppo ad oggi sembrano tutte sbagliate e l’unica che sembra plausibile è chi SOPRAVVIVE. Sì, questa giungla del Tour sembra essere più una lotta di sopravvivenza che una gara. Cadute, spintoni, scarso rispetto sono tutte condizioni che stanno prendendo il sopravvento condizionando fortemente l’andamento delle corse a tappe. Tanti gli uomini di classifica coinvolti ieri nelle numerose cadute, i più fortunati hanno pagato il conto con secondi di ritardo i più sfortunati invece con il ritiro dalla competizione.

Di chi è la colpa?

Le responsabilità di quanto sta accadendo sono ovviamente tante, e da ripartire tra tutte le parti coinvolte. Proviamo ad andare per ordine e ad analizzare tutti gli elementi della questione

Organizzazione e UCI

I primi sul banco degli impuntati sono ovviamente gli organizzatori. Percorsi disegnate più sulle mappe che sulle strade, sembrano avallati da persone che non hanno mai provato l’esperienza di una corsa ciclistica in gruppo. Gare disegnate per velocisti che dopo essersi divincolati su ampie strade finiscono in un cunicolo di stradine strette e tortuose che inevitabilmente alzano il livello di rischio. Tappe per velocisti dovrebbero concludersi su lunghi rettilinei con un avvicinamento sicuro agli ultimi km. Quello che accade, invece, è che tappe velocissime si concludano in centri abitati  e seppure i rettilinei finali siano sufficientemente ampi, non lo siano le strade che li precedono.

Quali soluzioni? Neutralizzare i tempi anche a 10 km dall’arrivo e lasciare che le squadre di velocisti facciano le proprie gare nelle tappe designate. Si eviterebbe la ressa ridicola da parte di tutti di voler stare nelle primissime file e si riuscirebbe a garantire un agonismo sano.

Ridisegnare percorsi delle tappe in pianura con percorsi stradali adeguati che riducano il rischio di imbuti e strettoie estremamente rischiosi, oltre che focalizzare l’attenzione sulla sicurezza solo con la creazione delle green zone e delle barriere.

Bici “moderne”

La ricerca estrema della performance e della leggerezza ha reso le bici meno sicure? Le bici moderne, capolavori di ricerca e tecnica, consentono di raggiungere velocità quasi utopistiche, così volate si concludono con medie ben oltre i 60 km/h. Ma sono realmente sicure in queste condizioni? I materiali garantiscono rigidità e performance ai telai, ma rischia di risentirne la guidabilità in situazioni impreviste. Troppo spesso assistiamo a perdite complete del mezzo per urti laterali o sbandate.

Il corridore ha difficoltà nel riprendere la bici dopo una sbandata e le bici sembrano poggiare su delle saponette. Progresso e tecnica vanno incentivati, ma uno sforzo di ricerca dovrebbe anche focalizzarsi sulla stabilità dei mezzi anche in condizioni critiche e impreviste.

Corridori

Ultimi ma non per questo meno responsabili, anzi. Basta assistere a queste gare nervose che sembrano corse da principianti alle prime armi. Sì ammettiamo che una vittoria in una corsa come la Gran Boucle può segnare una stagione e per alcuni anche una carriera, ma in gara ci vuole testa e razionalità. Non si può pretendere che 180 corridori siano tutti in prima fila. Bisogna distinguere le tappe dove la vittoria è affar per velocisti da quelle in cui si fa la classifica. E’ vero che il corridore moderno è sempre più polivalente e che riesce a essere competitivo su tutti i terreni e percorsi, ma questa ressa che si scatena dai -20 all’arrivo inizia ad esser sgradevole.

A fronte delle tante campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, promosse anche dai professionisti, l’esempio più concreto dovrebbe venire proprio in gara. Auspichiamo che i leader del gruppo prendano in certe condizioni in mano la situazione riuscendo a calmierare gli animi di quello che più che un gruppo di professionisti a volte sembra una folla impazzita che fugge da un incendio.

Andare un po’ più piano e calmi tutti per non creare problemi a nessuno e giocarsi la vittoria ad armi pari, perché a vincere sia ancora il più forte, il più bravo, il più scaltro o chi ha la squadra migliore e non perché, cinematograficamente parlando, ne resterà solo uno.

Classifica generale dopo la quarta tappa

  1. Van der Poel;
  2. Alaphilippe a 8’’;
  3. Carapaz a 31’’;
  4. Van Aert st’’
  5. Kelderman a 38’’;
  6. Pogacar a 39’’;
  7. Mas 40’’;
  8. Quintana st;
  9. Latour 45”;
  10. Higuita 52”.

Vincenzo Davide Catania

Vincenzo Davide Catania ha 35 anni e vive tra i ridenti colli di Bologna dove lavora come Chirurgo Pediatra presso l’Ospedale Sant’Orsola. Sposato con una donna meravigliosa che gli ha regalato 2 piccoli angeli, Giulia ed Emanuela. La passione per il ciclismo riemerge nei ricordi adolescenziali delle epiche imprese del Pirata, delle roboanti vittorie di Cipollini e Petacchi e delle imprese, nelle fredde terre del Nord, di Bartoli. Passista per natura e vocazione, nel poco tempo libero, spesso rubato al sonno alle prime luci dell’alba, coltiva la propria passione per la bici in una sfida costante con se stesso nella scoperta di nuovi e stimolanti percorsi che lo riportino ad un contatto puro con la natura delle montagne e del bosco.

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