Sorprese e polemioche: bilancio finale del Giro2020

Si è concluso – per fortuna senza tagli– un Giro a suo modo storico. Storico per la collocazione nel calendario, storico per l’incredibile distacco fra i primi due della generale alla vigilia dell’ultima tappa, neppure un secondo, storico perché un italiano non è entrato fra i primi cinque nella classifica, storico per l’avvincente duello fra l’inglese Geoghegan Hart, poi vincitore e l’australiano Hindley, valoroso secondo.

Un Giro che ha confermato il probabile ricambio generazionale in corso. Lo si è detto da più parti: sembra scoppiata una nuova ondata di giovani talenti che ha fatto seguito al successo del ventiduenne Pogacar al Tour, col venticinquenne Geoghegan Hart al Giro, col ventiquattrenne Hindley al secondo posto e il ventiduenne Almeida al quarto. In effetti sembra scaduto il tempo dei Froome, dei Nibali e di tutti gli ultratrentenni vincenti degli ultimi anni.

E sembra agli sgoccioli anche il tempo dei trentenni di oggi, quelli che in altri tempi sarebbero al culmine della propria crriera (vedi Pinot, Bardet, Kelderman, Jungels) mentre oggi rischiano di veder precluse le proprie chances di vittoria dalla nidiata di ventenni terribili che si sta affacciando.

Il Giro ha confermato questa tendenza, che certo dovrà essere confermata nella prossima stagione. Certo, sembra che il futuro oramai, sia nelle classiche che nei grandi giri, sia appannaggio dei giovani talenti in via di affermazione. Spiace che in questa nidiata non ci siano italiani. La fine dell’era Nibali rischia di lasciare un grosso vuoto, che Aru sembra non poter colmare, né i vari Formolo, Ciccone e compagnia sembrano poter compensare. Per carità, l’impressione è che abbiamo tanti ottimi corridori anche per le corse a tappe, ma di fronte agli Evenepoel,
Pagacar, Hart, e compagnia, ci sia un ben gradino di differenza. Quello che non c’è nelle prove a crono, dove forse abbiamo trovato un fuoriclasse assoluto in Ganna, che probabilmente ci regalerà tante soddisfazioni in futuro, magari al Tour, magari nelle classiche primaverili.

Il futuro di Top Ganna e di Vincenzo

Si è discusso a lungo sulle possibilità del giovane piemontese anche nelle corse a tappe, scomodando paragoni con Indurain e, in tempi più recenti, Wiggins. A parte che i tempi sono cambiati, sperando di sbagliarmi, non vedo il buon Filippo primeggiare in un Giro o in un Tour, la montagna alta e ripida mi pare non faccia per lui, a meno di non volerci lavorare, ma col rischio di perdere poi lo spunto a crono.

Per il nostro Vincenzo invece, forse la definitiva abdicazione dalla grandi corse a tappe e magari il proposito di andare il prossimo anno a caccia dei pochi successi che ancora mancano al suo palmares: penso alla Liegi, al Mondiale o alla prova olimpica.

Sulla vetta dell'Etna vince Caicedo...Il Giro è ribaltato

E’ stato anche il Giro dei meriti dell’organizzazione, che pure ho velatamente criticato per la gestione del virus, rispetto al Tour. Aver concluso il Giro, in una situazione epidemica come quella in corso nell’ultimo periodo, è certamente un punto di merito che va riconosciuto. Magari senza proporre tapponi pianeggianti
di duecentocinquanta chilometri, in realtà del tutto anacronistici nel ciclismo moderno.

E complimenti al vincitore, che certo da oggi vedrà inevitabilmente modificato il suo status all’interno del team. Certo la Ineos si ritrova in squadra Bernal, Caparaz, Thomas e oggi Geoghegan Hart: bisognerà accontentare tutti i galli del pollaio nella scelta dei calendari per la prossima stagione.

Complimenti a Hindley e ad Almeida

E compimenti anche a Hindley, davvero un bel corridore, che spero possa tornare al Giro e vincerlo. Così come Almeida, che davo per crollato nella terza settimana e invece anche dopo aver perso la maglia rosa ha dimostrato carattere e talento rari. Tornerà anche lui e sarà un bel vedere.

Devo dare infine conto dei miei pronostici alla fine della seconda settimana: vedevo vincente Kelderman, con Hart sul podio e Majka in terza posizione. Non credevo che l’olandese potesse cedere, così come non pensavo a Hindley sul podio. Visto che lo consideravo più impegnato a fare da spalla al proprio capitano. Lo Stelvio (spettacolare) ha ribaltato le gerarchie e forse, gestito diversamente, l’australiano avrebbe potuto guadagnare quel minimo margine che avrebbe potuto difendere nella crono, ove oggettivamente era sfavorito.

Complimenti comunque a tutti i corridori, dal primo all’ultimo, perché arrivare a Milano, considerato il meteo, le difficoltà e il virus latente non era scontato. Arrivederci col Giro, si spera, al prossimo anno. Magari con una partecipazione più prestigiosa in termini di iscritti, ed auspicando una situazione epidemica migliore dei tristi momenti che il mondo sta vivendo attualmente.

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DavePeriodista

Davide Bagnoli è un giornalista iscritto all’albo dell’Emilia Romagna. Nella sua carriera si è occupato di cronaca di ogni genere, ha sempre cercato di farlo con passione e con il sorriso sulle labbra. Quando possibile cerca di trasmettere il suo sorriso anche ai lettori, ama scrivere e questo lo ha portato a pubblicare due libri. La sua più grande passione sportiva è il ciclismo, sport che ama e pratica nel (poco) tempo libero.

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