Il ciclismo con le sue mille fatiche è lo sport che meglio può parafrasare la nostra vita. Quando ho iniziato ad andare in bici mi dissero che “in bici si nasce e si muore molte volte“. Ed è proprio così, quante volte vi sarà capitato di avere una crisi di fame, di freddo, di dolori muscolari o semplicemente di fatica? Sembra proprio di non farcela più ma stringi i denti, sudi, ci metti il cuore e riesci a tornare a casa soddisfatto. Altre volte capita più volte all’interno di una stessa uscita, ti sembra di stare bene, poi soffri, poi stai ancora bene.

Lo sport è sempre un elemento di crescita e di arricchimento personale ma se dovessimo sceglierne uno per descrivere la metafora della vita, non sarebbe forse il ciclismo? Non è forse vero che la vita è fatta da momenti bellissimi paragonabili a una discesa e da momenti duri, dove devi stringere i denti, come su una lunga salita. La bici è a tutti gli effetti una scuola di vita e come tale dovrebbe essere insegnata sui banchi di scuola. Ci sono libri bellissimi che insegnano lo spirito di sacrificio di grandi campioni del ciclismo e che dovrebbero essere letti. Vi sono poi anche libri che raccontano il ruolo fondamentale avuto dalla bici nel dopoguerra, dove è stata il mezzo di trasporto per eccellenza. La bici ci aiuta anche a riscoprire noi stessi, a ricercare le emozioni più recondite e a conoscerci in modo profondo. Il campione Ivan Basso ha recentemente definito il ciclismo come “un lungo viaggio alla ricerca di se stessi”, e come dargli torto.

I campioni del ciclismo

E’ vero anche il ciclismo ha i suoi campioni che oggi, a differenza di ciò che avveniva in passato, hanno stipendi molto alti. Possiamo però dire che non fatichino per ottenere questo risultato? A differenza di quanto avviene in altri sport, questi uomini trascorrono la loro vita in sella ad una bicicletta. Non esiste meteo in grado di fermarli, pioggia, vento e freddo, loro sono lì. Perché prima di diventare campioni sono ciclisti e sono mossi dalla passione, una forza motivazionale molto più forte del vil denaro.

Poi vi sono i gregari, da sempre la faccia più bella del ciclismo. Loro non hanno stipendi milionari, anzi hanno normalissime ricompense paragonabili alla media degli italiani. Eppure sono sempre lì anche loro, sono il vero motore e anima di questo sport. Con abnegazione, rispetto e passione si mettono a disposizione del loro capitano, in attesa che un giorno arrivi anche la loro occasione per centrare una vittoria. Ogni tanto capita la favola a liete fine e questa vittoria arriva, così bella da poter riempire una vita sportiva. Altre volte si nutrono invece delle vittorie servite su un piatto d’argento al proprio capitano, con amore e soddisfazione.

Non vogliamo un confronto tra sport

Non vogliamo fare un confronto tra sport e dire che il ciclismo sia il migliore, non ne abbiamo bisogno. Questo è evidente da moltissimi fattori e chi ha l’abitudine di montare in sella lo sa perfettamente. Nel 2008 uno studio scientifico dimostrò che i ciclisti hanno più energia e più resistenza di chi pratica altri sport. Questi sono tutti belli e nobili ma per capire il perché il ciclismo sia il Re degli sport basta provare a percorrere 100 km con la propria bici.

D’altronde basta anche soltanto leggere come è nato il Giro d’Italia per rendersi conto che questo sport non lo si fa per convenienza. Non esiste motivo razionale per imbarcarsi in una simile scelta, il ciclismo è frutto solo di passione, cuore, sudore, lacrime e diciamolo anche di un pizzico di follia. Serve infatti un po’ di sana follia per mettersi sulle nostre strade ogni giorno, rischiando la vita in mezzo ad un popolo esasperato che corre freneticamente in macchina senza nessun rispetto per il prossimo e quindi neanche per il ciclista.

Serve un po’ di sana follia ma continueremo a manifestare questa qualità perché il ciclismo è un arte povera ma al tempo stesso così bella da entrarti nel dna. Basta pensare alle imprese recenti di Pantani per rendersi conto di come nessun altro sport al mondo abbia mai saputo e potuto trasmettere queste emozioni. Per questo e per mille altri motivi che ognuno può testare sulla propria bella il ciclismo è e resterà per sempre la metafora perfetta della vita, tutta da scalare con cuore, testa, lacrime ma con la gioia di salire in sella.

 

Di DavePeriodista

Davide Bagnoli è un giornalista iscritto all’albo dell’Emilia Romagna. Nella sua carriera si è occupato di cronaca di ogni genere, ha sempre cercato di farlo con passione e con il sorriso sulle labbra. Quando possibile cerca di trasmettere il suo sorriso anche ai lettori, ama scrivere e questo lo ha portato a pubblicare due libri. La sua più grande passione sportiva è il ciclismo, sport che ama e pratica nel (poco) tempo libero.

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