Tre Cime di Lavaredo: vince Buitrago, i big si danno battaglia negli ultimi kilometri

Santiago Buitrago doma le Tre Cime di Lavaredo e vince la tappa regina del Giro d’Italia n°106. Una tappa avvincente ma che poteva esserlo molto di più, poiché i big si sono dati battaglia solo sulla salita finale. La classifica vede Thomas sempre 1°, con Roglic a 26″, Almeida a 59″, Caruso a 4’11” e Dunbar a 4’53”.

Tre Cime di Lavaredo: 15 in fuga sin dai primi kilometri

Era la giornata più attesa, con le Tre Cime di Lavaredo che tornavano al Giro dopo l’impresa di Nibali sotto la neve nel 2013. Nei primi kilometri molti cercano di entrare nella fuga, ce la fanno in 15, tra cui l’onnipresente Gee e Buitrago. E’ proprio il colombiano l’uomo da battere, essendo l’unico scalatore puro del drappello di attaccanti. E’ il canadese della Israel Premier Tech a passare per primo su tutti i GPM che anticipano la salita finale, issandosi al secondo posto della classifica degli scalatori. Anche Healy, il più diretto concorrente alla maglia azzurra di Pinot, aveva cercato la fuga, ma il francese ha rintuzzato il suo tentativo.

Nel frattempo la corsa nel Gruppo Maglia Rosa è noiosa, con l’Ineos di Thomas a dettare un ritmo blando che fa salire il ritardo dalla fuga a 8′. Anche sul Giau, una delle salite più impegnative di questo Giro, nessuno del gruppo accelera, per paura di perdere uomini ed energie. La velocità aumenta, sul Passo Tre Croci piove e, con l’andatura di De Plus della Ineos, nel gruppo rimango in 18. Al traguardo mancano solo le Tre Cime di Lavaredo.

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Tre Cime di Lavaredo: I big si danno battaglia sull’ultima salita

Come spesso è accaduto in questo Giro, nel finale la corsa si divide in due: la lotta per la tappa e quella tra i Big. All’inizio delle Tre Cime di Lavaredo Gee allunga nel gruppo di testa, Buitrago non risponde subito ma sale del suo passo e quando mancano meno di 2 km il colombiano raggiunge il rivale e lo stacca, involandosi verso la vittoria. Dietro succede poco, l’unica sorta di attacco la fa Roglic a cui risponde solo Thomas. Almeida all’inizio si stacca ma, dopo essersi riportato sotto assieme a Caruso e Arensman, perde ancora contatto su un allungo di Thomas. Anche Roglic sembra patire l’attacco della maglia rosa ma, a pochi metri dal traguardo, lo supera e gli rosicchia 3″.

Giro d’Italia: si decide tutto domani

Il cerchio dopo la tappa delle Tre Cime di Lavaredo si stringe sempre di più. Almeida non è tagliato fuori, 59″ in una cronometro durissima come quella di domani sono recuperabili. Il problema del portoghese è che nelle ultime due tappe ha dimostrato di averne meno di Thomas e Roglic in salita, e domani c’è il durissimo Monte Lussari. Per questo motivo i due più probabili vincitori del Giro sono Thomas e Roglic, separati da soli 26″.

Il motivo del poco spettacolo al Giro d’Italia

C’è però da fare una considerazione dopo la tappa di oggi. Anche questa frazione è stata deludente, con l’ennesima fuga andata in porto e i Big che si son risparmiati in vista di domani. Neanche le Tre Cime di Lavaredo sono una montagna che gli uomini di classifica ambiscono conquistare. Ma allora c’è da chiedersi perché né oggi, né a Crans Montana, né sul Gran Sasso i migliori hanno voluto fare un piccolo sforzo per non far arrivare la fuga. Se ci concentriamo sui tempi di scalata delle suddette salite, sarebbe bastato forzare l’andatura prima per poter lottare per la tappa. E allora la domanda sorge spontanea: perché questo disinteresse nei confronti delle tappe?

La risposta è semplice. Sin da quando è uscito il percorso del Giro, tutti hanno capito che si sarebbe deciso tutto alla penultima tappa. Una cronoscalata così impegnativa, su una salita che ha pendenze medie del 12%, è sufficiente per ribaltare l’intera corsa. Era inutile spendere energie nelle altre tappe quando l’importante sarebbe stato arrivare con una buona condizione al momento cruciale. E dal punto di vista dello spettacolo è stato un peccato, perché di tappe con un percorso promettente ce n’erano tante. Dei tre tapponi da 5 stelle finora affrontati, solo quello del Bondone ha rispettato le attese. La tappa in Svizzera è stata una delle più brutte pagine del ciclismo, e quella delle Tre Cime di Lavaredo è stata deludente. Senza considerare tappe meno interessanti ma comunque attese come quella di Campo Imperatore e quella di Bergamo.

Giro d’Italia: meglio la tradizionale cronometro piatta?

Perciò non sarebbe stato meglio concludere il Giro con una cronometro piatta, come accade spesso nei tre Grandi Giri? Oppure non sarebbe meglio incrementare ulteriormente i km a cronometro, in modo da costringere i non specialisti ad attaccare in montagna? Era questa la ragione che spingeva un grimpeur come Pantani alle sue imprese, dovendo rivaleggiare con cronomen come Ullrich. E in questo modo avremmo magari visto gli scalatori attaccare sul Giau e non solo sulle Tre Cime di Lavaredo.

Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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