Wout Van Aert al Giro 2024: punterà alle tappe o alla classifica generale?

Wout Van Aert correrà il Giro d’Italia 2024? La notizia, arrivata questa settimana, ha acceso l’entusiasmo dei fan, soprattutto di quelli italiani. In questo articolo andiamo a scoprire quali potrebbero essere i suoi obiettivi nella corsa rosa.

Quale sarà l’obiettivo di Van Aert al Giro?

La notizia è piombata come un fulmine a ciel sereno, ed è servita a entusiasmare i fan italiani, delusi dalla presentazione del percorso. Ma andiamo con ordine. Il fuoriclasse belga non ha mai partecipato alla Corsa Rosa, e in generale in un GT non ha mai provato a curare la classifica generale. Eppure al Giro, se parteciperà, sarà il capitano della Jumbo, poiché Vingegaard e Kuss si concentreranno sul Tour.

C’è una domanda che fa arrovellare le menti di tutti gli appassionati e che stuzzica la fantasia: il suo obiettivo sarà quello di vincere la classifica generale, o quanto meno di provarci, oppure come sempre punterà sulle vittorie di tappa e magari sulla conquista della maglia ciclamino? La questione su di lui come uomo da classifica generale nei Grandi Giri è aperta da anni. Quando Van Aert al Tour del 2020 fu il miglior gregario di Roglic in molti pensavano che la transizione da classicista a uomo da GT fosse possibile, convinzione rafforzata dalla vittoria l’anno successivo nella tappa del doppio Mont Ventoux. Anche negli ultimi due anni il belga ha dato grandi dimostrazioni di forza in salita, ma lui per primo ha negato la possibilità di tentare l’assalto a un GT in futuro, e il motivo è legato al suo peso.

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Il percorso del Giro potrebbe avvantaggiare l’alfiere della Jumbo

In pratica, il nativo di Herentals pesa attualmente 80 kg e, eliminando tutta la massa grassa possibile, arriverebbe a un minimo di 74 kg. Almeno 10 in più rispetto alla stragrande maggioranza degli uomini da GT. Certo, quando Indurain negli anni 90′ dominava le corse a tappe pesava gli stessi chili di Van Aert, ma i tempi sono cambiati. Nel ciclismo di oggi l’alimentazione, i watt e la cura maniacale del proprio corpo è diventata fondamentale. Le prestazioni dei ciclisti sono studiate in maniera scientifica e quello che trent’anni fa era permesso, adesso non è più ammissibile ad alti livelli.

Ma allora, dopo questo discorso, perché Van Aert dovrebbe avere qualche chance nella Generale? Semplice: perché il percorso del Giro dell’anno prossimo sarà relativamente facile. Di salite davvero dure ce ne saranno poche, e non tutte sono posizionate in modo che possano creare grossi distacchi. L’esempio più clamoroso è lo Stelvio, posizionato a quasi 150 km dal traguardo. Anche l’arrivo in salita di Prato di Tivo, poiché non preceduto da salite dure, difficilmente farà selezione. Discorso diverso per la Forcola di Livigno, collocata a 20 km dal traguardo ma nella cui tappa, né prima né dopo, ci sono monti impossibili. L’unica frazione che potrebbe spaventare il fiammingo è quella del doppio Monte Grappa, salita lunga e molto esigente.

Altro vantaggio che Van Aert potrebbe trarre dal Giro sono i quasi 70 km complessivi a cronometro, quasi tutti piatti. Un grande specialista come lui potrebbe guadagnare nelle due tappe contro il tempo, la settima e la quarta, tanto margine da poi gestire in montagna.

Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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