Vingegaard re di Roma: “Il Giro è una pietra miliare, mi ha fatto rinascere”

Roma incorona Jonas Vingegaard. Il campione danese ha conquistato il Giro d’Italia 2026 al termine di tre settimane dominate con autorità, entrando definitivamente nella storia del ciclismo. Primo danese a vincere la Corsa Rosa e ottavo corridore di sempre a poter vantare successi in Giro, Tour de France e Vuelta, Vingegaard ha vissuto una giornata indimenticabile nella cornice unica dei Fori Imperiali, stringendo tra le mani il Trofeo Senza Fine e lasciandosi andare a emozioni che raramente aveva mostrato in pubblico.

Dopo aver ricevuto l’abbraccio del pubblico romano e aver firmato decine di maglie rosa, il leader della Visma-Lease a Bike ha raccontato alla Gazzetta dello Sport il significato profondo di questo trionfo.

«È una pietra miliare della mia carriera. Il successo al Giro mi proietta in un’altra dimensione», ha spiegato il danese. «Negli ultimi due anni ho attraversato momenti difficili e sono stato assalito dai dubbi. Avevo già vinto, ero tornato sul podio del Tour e avevo conquistato la Vuelta, ma solo adesso sento di essere tornato quello di prima, o forse addirittura migliore».

Parole che riportano inevitabilmente al grave incidente subito nei Paesi Baschi nel 2024, un episodio che aveva segnato profondamente il campione danese. Proprio il Giro, però, sembra aver rappresentato il punto di svolta.

«Durante queste tre settimane mi sono sentito rinascere. Devo ringraziare il Giro per questo», ha confessato.

Tra i momenti più significativi della corsa, Vingegaard non ha scelto una delle sue cinque vittorie di tappa, ma il successo del compagno di squadra Sepp Kuss e l’atmosfera vissuta all’interno del team. «Ci sono cose che dalla televisione non si possono capire. Il ciclismo non è un videogioco: la differenza la fanno le gambe e non sempre hai la forza per esprimerti al massimo. Eppure siamo riusciti a controllare il Giro alla perfezione».

Ora lo sguardo è già rivolto alla prossima grande sfida. Dal 4 luglio lo attende il Tour de France e il nuovo confronto con Tadej Pogacar, in quella che si preannuncia come una delle rivalità più affascinanti dell’era moderna.

E Vingegaard non nasconde le sue ambizioni: «Abbiamo deciso già a novembre di tentare la doppietta Giro-Tour. Siamo a metà dell’opera e ci crediamo più che mai. Da questo Giro esco in crescita rispetto a quando l’ho iniziato. Lo considero il miglior auspicio possibile».

La maglia rosa è ormai in archivio, ma per Jonas Vingegaard il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno della definitiva consacrazione.

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