Top e flop Giro d’Italia 2025: Bernal senza paura, Roglic a picco

Doveva essere una tappa da fuga e la fuga è arrivata, ma di certo la battaglia tra gli uomini di classifica non è mancata. Se Verona trionfa e Bernal e Carapaz provano a mettere in difficoltà Del Toro, Roglic fatica e l’Italia è ancora a secco di vittorie.

I top

Carlos Verona: a 32 anni centra la sua seconda vittoria in carriera, la prima in un Grande Giro, e già questo fa capire quanto speciale sia stata la sua giornata. Se poi aggiungiamo che per la Lidl-Trek è il sesto successo di questo Giro, dopo i quattro di Pedersen e quello di Hoole, e che Ciccone, in piena lotta per la maglia rosa, si è dovuto ritirare, capiamo cosa sta facendo questo team.

Egan Bernal: ci prova sia sul Grappa che a Dori e, anche se l’unico a pagare dei big è Roglic, ancora una volta dimostra di avere una gamba come non l’aveva da tanti anni e di non avere nessuna paura di poter pagare tutti questi sforzi. Sarà colombiano, ma quando scatta si odono le cornamuse scozzesi come in Braveheart.

Richard Carapaz: anche l’ecuadoriano non si accontenta del suo quarto posto in classifica e di aver già vinto una tappa, e sul Dori fa dapprima a lavorare Cepeda e poi attacca cercando di mettere in difficoltà gli avversari. Anche lui, nella terza settimana, darà battaglia.

Isaac Del Toro: risponde a tutti gli attacchi dimostrando una gamba e una facilità di pedalata disarmanti. Attualmente lui e la UAE sono in netto controllo della situazione, ma attenzione perché non ha ancora vinto tappe e soprattutto non ha ancora ammazzato la corsa. Saggezza tattica o superbia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Simon Yates: si parla poco di lui, ma zitto zitto è secondo in classifica e soprattutto pedala con grande facilità e si sta muovendo senza sprecare energia. Il passaggio alla Visma sembra averlo rigenerato.

Derek Gee: aveva iniziato la settimana da ventesimo della generale, la chiude in quinta posizione e con la sensazione che la gamba stia migliorando giorno dopo giorno. Anche di lui si parla poco, ma la strada è ancora lunga e il podio non è distante.

Damiano Caruso: doveva essere gregario di Tiberi, invece è sesto nella generale proprio davanti al suo capitano. Non vincerà il Giro, ma un altro piazzamento di livello è alla sua portata.

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I flop

Filippo Zana: a tratti sembra essere anche più forte di Verona, ma ha la colpa di non seguire l’attacco che si rivelerà risolutore, e non è detto che certe occasioni ricapitino in questo Giro.

Primoz Roglic: il grande sconfitto di giornata. Perde 1’30” dagli altri uomini di classifica e la pedalata pare appesantita, priva di energia, come quella di uno che non sta andando da nessuna parte. Il Giro è ancora lungo ma se questa è la condizione la maglia rosa è un’utopia.

Thomas Pidcock: l’inglese si ostina a cercare un piazzamento nella top 10 di questo Giro, ma quello che ci si domanda è: per un corridore del suo livello non sarebbe più onorevole uscire di classifica per andare alla ricerca di una tappa attraverso le fughe?

Juan Ayuso: non perde terreno dai migliori, ma la sensazione è che non abbia tantissime forze e che in terza settimana possa accusare il colpo. Le gerarchie in casa UAE iniziano a definirsi.

L’Italia a questo Giro: 15 tappe senza un successo italiano sono un dato veramente inaccettabile. E sia ben chiaro, il problema non sono Tiberi e Caruso, sesto e settimo della generale, o lo sfortunatissimo Ciccone, che prima del ritiro era anche lui nei piani alti della generale. Il problema è la “working class”, la classe operaia, i fughisti che negli scorsi anni tante soddisfazioni avevano portato ai nostri colori. I vari Zana, Vendrame, Masnada, Scaroni, Cattaneo, solo per citarne alcuni, non stanno mantenendo le attese, e ora il rischio di vedere un Giro senza vittorie azzurre inizia a farsi concreto.

Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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