Giro d’Italia 2025: i top e flop della decima tappa

Sotto il diluvio toscano va in scena una delle cronometro più pazze degli ultimi decenni. Andiamo a dare i voti ai protagonisti di oggi

I top

Daan Hoole: era poco considerato per la tappa di oggi, nonostante sia un cronoman, e invece centra una vittoria pesantissima per lui e regala alla Lidl_Trek il quarto hurrà di un Giro finora clamoroso per loro. Questa vittoria è il giusto premio per tutto il lavoro sporco fatto i giorni scorsi in favore di Pedersen.

Jay Vine: Che sfortuna! L’australiano oggi era in gran forma e coglie un comunque ottimo sesto posto a 37″ da Hoole, risultato che però sarebbe stato ancora migliore se non ci fosse stata quella foratura a inizio percorso. Era un’occasione d’oro per l’australiano, e non è detto che nei prossimi giorni ricapiti.

Derek Gee: l’uomo giusto al momento giusto! Riesce a completare la prova proprio quando sul tracciato sta iniziando a diluviare, e così nessuno degli uomini di classificafa meglio di lui e il canadese guadagna ben otto posizioni in classifica generale, passando dalla ventesima alla dodicesima posizone. Ora per Gee inizia un nuovo Giro.

Primoz Roglic: parte da Lucca e gli ombrelli si aprono, nonostante ciò ottiene un eroica (viste le condizioni) diciassetesima piazza e degli uomini in lotta per la maglia rosa è il migliore, salendo così dal decimo al quinto posto in classifica generale, a solo 1’18” da Del Toro. Oggi aveva un jolly e se lo è giocato egregiamente.

Juan Ayuso: fa l’elastico con i riferimenti di Roglic, anche a causa delle diverse condizioni meteorologiche che trova nei vari tragitti. Primo tratto sui tempi dello sloveno, secondo decisamente migliore, terzo di molto peggiore. Alla fine lo spagnolo perde 19″ dal capitano della Red Bull (è ventiduesimo di giornata) ma guadagna su tutti gli altri.

Simon Yates: cronometro sorprendente per il capitano della Visma (ventitreesimo), non certo la sua specialità. Riesce a rimanere davanti a Roglic in classifica, perdendo solo 28″ da lui, e ora si trova al quarto posto della generale, a solo 1’03” dalla maglia rosa di Del Toro.

Isaac Del Toro: il messicano è senza infamia e senza lode (trentasettesimo), ma riesce nella non banale missione di tenere la maglia rosa, e questo basta e avanza per promuoverlo.

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I flop

Joshua Tarling: inizia la cronometro come meglio non si poteva, dando in 8 km 17″ a Daan Hoole. Da lì in poi però, quando si pensava che potesse ammazzare la gara, inspiegabilmente il gallese cala e alla fine conclude la sua opera dietro l’olandese, in seconda posizione di giornata, a soli 7″ dal portacolori della Lidl-Trek. Con una diversa gestione dello sforzo forse il giovanissimo della INEOS avrebbe fatto sua anche questa cronometro. Errore di gioventù, gli servirà per il futuro.

Wout Van Aert: dopo la bellissima vittoria di due giorni fa si pensava che potesse concedere il bis invece, nonostante gareggi all’asciutto, ottiene una mediocre quindicesima posizione e stecca un’altra cronometro, dopo quella albanese di inizio Giro.

Antonio Tiberi: è vero, corre sotto la pioggia, ma le aspettative per oggi erano ben altre. Invece il laziale termina la prova in ventiseiesima posizione, concedendo 38″ a Roglic, 19″ ad Ayuso e 10″ a un non specialista come Yates. Oggi aveva un bonus da sfruttare sui non cronoman eppure non lo ha sfruttato in pieno.

Brandon Mcnulty: anche lui ha l’attenuante della pioggia, però degli specialisti è uno dei peggiori e da ora in avanti, dovendo svolgere compiti di gregariato per Ayuso e Del Toro, difficilmente avrà occasioni per mettersi in luce.

Adam Yates: perde 2’27 secondi da Hoole, ovvero 1’12” da Roglic, 53″ da Ayuso, 40″ dal gemello Simon, 30″ da Tiberi e 5″ da Del Toro. Le gerarchie in casa UAE iniziano a definirsi, e l’impressione è che lui sia più un gregario che un capitano.

Ciccone, Carapaz e Bernal: li metto insieme perché tutti e tre hanno caratteristiche simili e i loro tempi oggi sono racchiusi in 10″ (rispettivamente perdono 1’33”, 1’37” e 1′ 43″ da Roglic). Se l’abruzzese negli anni ci aveva già abituati a questi disastri sportivi nelle prove contro il tempo e il colombiano aveva avuto difficoltà già nella prima cronometro, l’ecuadoriano sicuramente poteva difendersi meglio, e invece oggi ha perso cinque posizioni in classifica generale, scivolando dalla quarta alla nona piazza.

Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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