Pedalare per ricordarsi chi sei: la lezione silenziosa di Arjen Robben
Quando Arjen Robben giocava nel Bayern Monaco era una superstar del calcio mondiale. Eppure, c’era un dettaglio che incuriosiva tutti: arrivava spesso al centro sportivo in bicicletta. Non per eccentricità, né per mandare messaggi. Un giorno un giornalista gli chiese il perché, e la risposta raccontò molto più di una semplice abitudine.
«Ogni strada che percorro mi riporta a una parte della mia infanzia», spiegò Robben. La bicicletta era il suo modo per restare legato alle origini, per non dimenticare chi fosse prima dei trofei, dei riflettori e dei contratti milionari. Un gesto semplice, ma profondamente simbolico: ricordarsi da dove si viene per restare con i piedi per terra.
A guardarlo così, senza contesto, potrebbe sembrare uno dei tanti dilettanti che la domenica giocano una partita tra amici e poi tornano a casa ancora in tenuta da gioco, con lo zaino sulle spalle e una felpa addosso per evitare il colpo di freddo. E invece no: quell’uomo immortalato da un tifoso mentre pedala tranquillo verso casa è Arjen Robben. Uno che ha vestito le maglie di Chelsea, Real Madrid e Bayern Monaco, ha vinto circa trenta trofei e deciso una finale di Champions League con il suo sinistro. In carriera ha conquistato dodici campionati nazionali: otto Bundesliga (sette consecutive), una Liga, due Premier League e l’Eredivisie con il PSV agli inizi.
Robben ha terminato la carriera da calciatore nel luglio 2021 dopo aver giocato una breve parentesi finale col FC Groningen.

