Tour de France 2024: il pagellone delle squadre

Eccoci tornati alla consueta rubrica in cui vengono analizzate le squadre al termie di ogni GT. Dopo il Giro d’Italia, è giunto il momento di dare i voti a quest’edizione della Grande Boucle.

Team Visma-Lease a Bike: voto 7,5

I grandi sconfitti. Si presentevano ai nastri di partenza come bicampioni in carica e dopo aver dato, nelle due scorse edizioni, delle dimostrazioni di forza davvero clamorose. Quest’anno però la musica è diversa: Vingegaard e Van Aert recuperati in extremis, Kuss fuori all’ultimo, una qualità media che, a eccezione del danese, di Jorgenson e di Kelderman non è sugli standard galattici del 2022 e del 2023. Alla fine raccolgono una vittoria di tappa con Vingegaard e la seconda e ottava piazza del danese e di Jorgenson in classifica generale. Visti i millemila problemi che gli olandesi hanno avuto nel corso del 2024 si poteva fare di meglio? Obiettivamente no.

UAE Team Emirates: voto 10 e lode con bacio accademico

Alzi la mano chi avrebbe pensato che, dopo le fatiche del Giro d’Italia e con una startlist di livello così alto, Tadej Pogačar avrebbe potuto cannibalizzare in questa maniera il Tour. E il merito dello sloveno va diviso con tutta la squadra: Almeida e Yates scudieri in salita eccellenti, Politt commovente a tirare per decine di chilometri e a far staccare dal gruppo maglia gialla scalatori purissimi come Gall e Bernal, Wellens a farsi il “mazzo” in pianura. Gli emiratini in questo 2024 sono un vero e proprio dream team e ogni anno che passa i ciclisti già presenti si migliorano e la rosa viene rafforzata mediante il mercato, con Pogi centrale, che funge da vero e proprio sole di questa struttura eliocentrica.

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Team Jayco AlUla: voto 5,5

Gli australiani riescono sì a centrare una vittoria di tappa, grazie alla volata di Groenewegen, ma falliscono quello che era forse l’obiettivo principale, ovvero fare classifica di alto livello con Simon Yates. Il folletto di Bury esce di scena già sul Galibier, e la dodicesima posizione finale è troppo poco per un ciclista che ha in bacheca una Vuelta.

Ineos Grenadiers: voto 5

Carlos Rodriguez ottiene un settimo posto nella generale abbastanza anonimo e con un finale in calando, una costante nei GT disputati dal giovanissimo spagnolo. Per il resto c’è poco da segnalare, con Bernal spento, Thomas appesantito dalle fatiche del Giro (aveva senso portarlo?), Kwiatkowski e De Plus che cercano gloria nelle fughe senza però centrare il risultato massimo. E questo bilancio, per un team che vinto il Tour 7 volte nelle ultime 13 edizioni, è davvero deludente.

Lidl-Trek: voto 5

I due obiettivi degli americani erano: cercare gloria nelle volate con Pedersen e curare la classifica generale con Ciccone. Il primo sfuma dopo pochi giorni, con il danese che è costretto al ritiro, mentre l’abruzzese perde la top 10 nella cronometro finale in favore di Buitrago.

Decathlon AG2R La Mondiale Team: voto 3

Anche i francesi avevano il doppio obiettivo: Bennett per le volate, Gall per la generale. Entrambi però sono la brutta copia della loro versione migliore, e così i transalpini tornano a casa con 0 vittorie e nessun uomo in top 10.

Bahrain Victorious: voto 5

Non basta Buitrago, che termina un Tour anonimo in 10° posizione, per salvare i qatarioti. Anche per loro manca il successo di tappa, e per un team che l’anno scorso se ne era portati a casa addirittura tre è grave.

Soudal Quick-Step: voto 8

Il Wolfpack, dopo tanti anni in cui il focus era quasi esclusivamente sui velocisti e sui cacciatori di tappe, cambia pelle: dentro un uomo da classifica come Evenepoel e tanti gregari con l’unico scopo di supportarlo. Bravissimo il due volte campione del mondo che, al suo primo tour, smentisce gli scettici che non pensavano potesse tenere le tre settimane, terminando la Grande Boucle in terza posizione finale e portandosi a casa una tappa e la maglia bianca. Bravissimi anche Hirt (che aveva fatto il Giro e aveva subito un brutto infortunio ai denti alla prima frazione) e Landa (5° in classifica generale) a stargli vicino in salita. Di sicuro i ragazzi di Lefevre l’anno prossimo torneranno al Tour col desiderio di vincerlo.

Red Bull-Bora-Hansgrohe: voto 3

Erano considerati i terzi incomodo, quelli che potevano rompere le uova nel paniere a UAE e Visma, invece i tedeschi si squagliano subito come neve al sole. Certo i due uomini più importanti sono costretti presto al ritiro (Roglic e Vlasov), ma va detto che già prima il russo non era sembrato in ottime condizioni. Non bastano queste due defezioni per giustificare una squadra non attrezzata adeguatamente per sostenere un fuoriclasse come Rogla. Menzione negativa per Hindley, che in questo 2024 è il lontano parente del corridore che ha vinto il Giro nel 2022.

Groupama-FDJ: voto 2

Dopo un Giro d’Italia molto deludente, si presentano al Tour con i loro uomini migliori, ma il risultato finale è davvero impietoso: Gaudu fuori dalla lotta per le posizioni alte già alla prima tappa, Lenny Martinez 124°(!) nella generale, Gregoire anonimo. Ci avevano abituato a ben altro.

Alpecin-Deceuninck: voto 8

Fanno leggermente peggio dell’anno scorso, ma comunque il loro Tour è di altissimo livello: infatti Philipsen vince tre volate grazie soprattutto ai leadout perfetti di Van Der Poel.

EF Education-EasyPost: voto 7

Il Tour degli americani è stato sicuramente altalenante: prima la maglia gialla di Carapaz, poi l’ecuadoriano esce di classifica sul Galibier, nel mezzo le fughe di Ben Healy e alla fine quelle dello stesso campione olimpico che conquista una tappa, la maglia a pois e il premio di supercombattivo della Grande Boucle. A conti fatti, i risultati sono sicuramente positivi.

Lotto Dstny: voto 6,5

Puntano tutto su Arnaud De Lie ma deve ringraziare Victor Campenaerts che consegna ai belgi una vittoria di tappa che, per una Pro team, pesa tantissimo.

Israel Premier Tech: voto 6,5

Derek Gee, al primo Tour della carriera, porta in dote agli israeliani una nona piazza in classifica generale, dimostrando di non essere solo un uomo da fughe ma un corridore capace di eccellere sia in salita che a cronometro. da segnalare anche i piazzamenti nelle volate di Ackermann.

Cofidis: voto 4

Ci provano con Coquard nelle volate e con Martin e Zingle nelle fughe ma, la verità, è che sono una delle squadre più dimenticabili di questo Tour.

Movistar Team: voto 4

L’obiettivo è fare alta classifica con Mas ma l’iberico crolla subito. Poi ci provano Lazkano e Aranburu ma ottengono molto poco.

Arkéa-B&B Hotels: voto 6

Vincono una tappa con Vauquelin e per il resto non è che facciano granché, ma la sufficienza la raggiungono.

Intermarché-Wanty: voto 9

Che tour memorabile per i belgi! Biniam Girmay vince tre tappe e diventa il primo africano a conquistare la maglia verde della classifica a punti. Sapevamo che il ragazzo fosse forte, ma non pensavamo che fosse così forte. Ora è obbligatorio blindare l’eritreo e costruire la squadra attorno a lui per ottenere altri risultati di rilievo.

Team DSM-Firmenich PostNL: voto 6,5

Vincono la prima tappa grazie all’azione costruita dal duo Bardet- Van Den Broek, e così facendo il francese, alla sua ultima partecipazione al Tour, può vestire per la prima volta la maglia gialla. Ultimo tour che onora anche per il resto delle frazioni, andando continuamente in fuga e cercando un’altra vittoria di tappa.

Astana Qazaqastan team: voto 7

Avevano un solo obiettivo questa stagione: far vincere una tappa a Cavendish al Tour e fargli così superare il record di vittorie di Merckx. Ce la fanno e poi i suoi compagni gli fanno evitare più volte di finire fuori tempo massimo, e così il britannico termina l’ultimo GT della sua carriera fra mille difficoltà e come maglia nera. Come nella UAE, tutti per uno, uno per tutti.

Uno-X Mobility: voto 5

Abrahamsen va continuamente in fuga ed è sicuramente uno dei ciclisti che si è messo più in luce, ma alla fine ottiene molto poco. E anche i suoi compagni raccolgono le briciole. Male soprattutto Johannessen e Waerenskjold, ritenuti dei grandi talenti ma che fino ad ora, tra i professionisti, hanno combinato poco.

TotalEnergies: voto 7

Sono la formazione probabilmente più debole, ma nonostante ciò vincono una tappa (e che tappa), quella degli sterrati, con Turgis. Bravo anche Steff Cras, che termina la generale al 16° posto.

Cesare Fabrizi

Ha 27 anni, ha studiato all’Accademia d’arte di scrittura e storytelling e sogna di pubblicare un fumetto da lui sceneggiato. Si è innamorato del ciclismo durante la terza tappa del Giro d’Italia del 2004, vinta da Damiano Cunego. Quel giorno decise che da grande avrebbe fatto il ciclista, purtroppo non è andata così e si consola con il tennis. Da allora non si è perso un Giro d’Italia e un Tour de France, e questo spiega la sua predilezione per i cronoman e gli scalatori come Wiggins, Contador e Pogacar.

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