Alla Tre Valli Varesine la gara femminile si conferma ciclismo di serie B
L’8 ottobre 2024 mi trovo a Busto Arsizio a seguire la Tre Valli Varesine, storica gara che dal 1919 si corre nella provincia di Varese e che ormai da parecchi anni prende il via da Busto Arsizio per percorrere un tratto in linea fino a Varese, dove inizia il circuito cittadino che, passando dal centro, si dirige verso la salita del Montello e vede altri suggestivi passaggi nel territorio varesino, per concludersi nel cuore della Città Giardino di fronte al Municipio. La gara maschile era alla sua 103° edizione, mentre la gara femminile ha celebrato il suo 4° anno e per la prima volta quest’anno è entrata nella categoria UCI Proseries, la stessa della gara maschile, a conferma del crescente sviluppo del movimento ciclistico femminile e della sua espansione.
Martedì 8 ottobre erano quindi in programma la 4° Tre Valli Varesine UCI Proseries Women’s Race | e-work e la 103° Tre Valli Varesine UCI Proseries che, tra gli altri, vedeva ai nastri di partenza il neocampione del mondo Tadej Pogacar, insieme all’altro grande giovane talento belga Remco Evenepoel e molti altri.
I giorni di avvicinamento alla gara non sono stati molto semplici per gli organizzatori, la Società Ciclistica Alfredo Binda, che la domenica ha dato anche vita al grande evento riservato agli amatori, l’8° Gran Fondo Tre Valli Varesine, a causa di false notizie che hanno incominciato a circolare insistentemente riguardo ad un possibile annullamento delle gare per i professionisti per via delle condizioni meteorologiche che non si prospettavano essere le migliori.
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Queste false informazioni, prontamente smentite da un comunicato ufficiale che la S.C. Binda ha pubblicato la sera prima della gara, non hanno fatto che incrementare nei tifosi, nella stampa, negli ambienti dirigenziali delle squadre e nei ciclisti stessi, la paura e il sospetto che la corsa non si sarebbe svolta.
In effetti, per quanto riguarda la gara maschile, così è stato poiché, dopo appena 58 km, il gruppo capitanato dall’iridato Pogacar ha tirato i freni in corrispondenza del traguardo di via Sacco, quando mancavano ancora 6 giri alla conclusione, rifiutandosi di concludere la gara per via della forte pioggia e dei danni che questa aveva provocato sulle strade (i corridori hanno parlato di un consistente strato di acqua sulle strade che non permetteva loro di distinguere gli eventuali pericoli e di tombini dai quali sgorgava incessantemente acqua). Gli organizzatori, in concordanza con gli organi di giuria, hanno così deciso di sospendere la gara maschile, non assegnando il 103° vincitore della gara varesina e suscitando grande amarezza e delusione in tutti gli appassionati presenti.
L’intento di queste righe non è né di spiegare, né di giustificare o tantomeno di raccontare più di ciò che è già stato scritto sull’accaduto, piuttosto di denunciare una scarsa rilevanza che è stata data alla gara femminile che, a differenza di quella maschile, si è svolta ed è stata portata a termine da 35 coraggiose ragazze che hanno tagliato il traguardo dopo aver affrontato le stesse intemperie che, poco dopo, hanno spinto gli uomini a rifiutarsi di correre.
Le donne no, non lo hanno fatto perché la giuria di gara non glielo ha concesso, nonostante le ripetute richieste da parte di atlete di diverse squadre. Una di queste, l’australiana Grace Brown alla sua ultima gara da professionista sulle strade che ormai può definire di casa, si è trovata costretta al ritiro dopo il tentativo fallimentare di parlare con la vettura del commissario della sicurezza di gara insieme a Brodie Chapman. Le due atlete non sono riuscite a trovare un accordo adeguato con i giudici e il gruppo ha proseguito la corsa, nonostante i numerosi ritiri che con il passare dei km erano sempre più consistenti.
Giro dopo giro la situazione si faceva sempre più critica, la pioggia scendeva a catinelle e le strade erano allagate. La giuria ha deciso di abbuonare un giro del circuito cittadino, per un totale di cinque giri e non sei come previsto. A spuntarla in via Sacco è stata la francese classe 2001 Cédrine Kerbaol (Ceratizit-WNT) che sull’ultima ascesa del Montello si è avvantaggiata dal gruppo e ha tagliato il traguardo precedendo di 13’’ Silvia Persico (UAE Team ADQ), che in volata ha battuto la campionessa uscente Liane Lippert (Movistar Team).
Le donne hanno onorato la corsa e l’intera città di Varese, mostrando tenacia e perseveranza di fronte a una situazione estrema, ma evidentemente non così proibitiva da non poter continuare a correre. Al traguardo negli occhi delle atlete si leggeva il gelo. Addirittura la Lippert, appena arrivata sotto il palco per le premiazioni, non riusciva a staccarsi dalla sua bicicletta per via di un colpo d freddo che l’aveva resa rigida nei movimenti dopo il tremendo sforzo compiuto sotto la pioggia torrenziale.
Le donne non si sono lamentate, ma hanno eseguito il loro lavoro nonostante avessero chiesto un intervento cautelare per la loro incolumità date le condizioni atmosferiche. Intervento che non è avvenuto e per tutta risposta le Atlete (con la A maiuscola) lo hanno accettato, rimboccandosi le maniche per portare a termine la corsa. Inutile ribadire l’epilogo completamente diverso della gara maschile, che tuttavia ha fatto più notizia dell’impresa femminile, che è stata, ancora una volta, messa in secondo piano.
Della gara femminile si sa poco o niente, d’altronde a nessuno interessano le imprese delle cicliste, seppur professioniste, nel momento in cui gareggiano prima degli uomini, come nel caso della Tre Valli Varesine.
Eppure l’albo d’oro della gara femminile vanta di nomi importanti, a partire da Arlenis Sierra, vincitrice nel 2021, Elisa Longo Borghini che trionfò nel 2022, Liane Lippert nel 2023 e da quest’anno anche di Cédrine Kerbaol.
Cosa c’è di sbagliato in questo atteggiamento? Il fatto che il ciclismo, come qualunque altro sport, è considerato prima di tutto appannaggio del mondo maschile, per i suoi protagonisti e per il suo seguito e per questo riceve maggiore visibilità ed è un ambito in cui si investe di più (basti vedere gli stipendi e i montepremi delle gare maschili confrontati con quelli femminili). Solo in un secondo momento diventa anche sport femminile, in misura ovviamente inferiore.
Alla Tre Valli è stata data più importanza a un Tadej Pogacar che in modo presuntuoso si presenta in sala stampa pronto a far valere “il diritto dei corridori di esigere sicurezza prima che spettacolo”, quando alle donne non è stato concesso. Come se non bastasse, alle donne non è stata neanche data la possibilità di presentarsi in sala stampa per la conferenza stampa al termine della gara riservata alla vincitrice, alla seconda e alla terza classificata.
Perché lo sport femminile, qualunque esso sia, sia considerato sullo stesso livello di quello maschile è necessario un cambiamento prima di tutto di mentalità, solo così non si ripeteranno scenari simili e ci sarà una visione differente in tutti gli ambiti, non solo nello sport, della posizione femminile all’interno della società.

