Allenatori in fuga… sui pedali: quando la passione per la bicicletta guida anche i maestri del calcio
Abituati alla pressione di panchine pesanti e a decisioni da prendere in un battito di ciglia, alcuni allenatori hanno trovato un luogo speciale per ritrovare sé stessi: la bicicletta. Lontano dai riflettori, in mezzo alle salite e alle strade di campagna, il pedale diventa rifugio, sfida, e compagno di viaggio. Così, da Roberto Mancini a Fabio Cannavaro, fino a Davide Nicola e Francesco Guidolin, emerge una certezza: finito il fischio finale, il cuore batte ancora forte, ma per lo sport più antico del mondo.
Roberto Mancini: eleganza anche in sella
Del Mancio si ricordano classe, titoli, giocate raffinate e quella naturale eleganza che lo ha sempre distinto. Ma dietro al ct campione d’Europa si nasconde un’altra grande passione: la bicicletta. Pedala lontano dai riflettori, spesso per le strade marchigiane con gli amici di sempre, orgogliosi di indossare la divisa “Azzurri di Jesi” regalata proprio da lui. Come va Roberto in bici? «Ormai regge 60-70 km. Ma preferisce la pianura: Senigallia è la sua meta preferita!», raccontano gli amici.
Fabio Cannavaro: dal trionfo mondiale alle grandi pedalate
Fabio Cannavaro, simbolo del Mondiale 2006, ha trovato nei pedali la sua seconda giovinezza. Tutto nasce nel 2020 durante la sua esperienza in Cina: allenamenti, routine e oltre 13.000 km percorsi in un solo anno. Tornato a Napoli, non ha rallentato: tre uscite a settimana, sveglia all’alba, costiera, Vesuvio, chilometri senza fine.
Tra le imprese segnano il passo:
254 km Napoli-Roma
190 km tra Napoli e Gaeta
117 km nel deserto di Dubai
167 km sulla Costiera Amalfitana
Davide Nicola: promessa mantenuta sulla strada
La passione, per qualcuno, si mescola con le emozioni più profonde. È il caso di Davide Nicola, attuale tecnico della Cremonese, che nel 2017 da allenatore del Crotone promise: «Se ci salviamo, torno a Torino in bici». Crotone salvo, promessa mantenuta: nove tappe da Crotone a Vigone. Un viaggio simbolico, sostenuto dalle associazioni che promuovono sicurezza stradale e memoria delle vittime della strada: «Precedenza alla vita, sempre».
Francesco Guidolin: tattica, silenzi e salite
Per Francesco Guidolin la bici è meditazione e strategia. Nel suo passato a Vicenza, spesso in spogliatoio accanto a schemi e pettorine c’era una bici da corsa: allenamenti, pausa pranzo sacrificata e via verso Monte Berico e i Colli Berici. «Pedalare mi aiutava a pensare. A volte saltavo il pranzo pur di fare quelle salite». Appassionato fin dall’infanzia, Guidolin conosce le montagne come conosceva lo spogliatoio: Grappa, Enego, Asiago… e ricordi di fatica trasformati in serenità. «Il Veneto ama il ciclismo in modo viscerale. Quando passa il Giro, c’è qualcosa nell’aria. È festa pura».
La bicicletta come nuova panchina
Mancini, Cannavaro, Nicola, Guidolin, e non solo. Nel club dei tecnici innamorati delle due ruote troviamo anche Luis Enrique e tanti altri ex campioni che, chiusa la carriera sul campo, hanno scelto la libertà della strada. Perché la bicicletta non è solo sport: è fatica pura, come il calcio. È silenzio, sfida, vittoria personale. È libertà. E forse, pedalando, si capisce che la passione vera non finisce quando si tolgono gli scarpini. Semplicemente… cambia strada.

