Incidente in bici, maxi richiesta da 1,5 milioni ma il tribunale dice no: “Andava troppo veloce”

Un milione e mezzo di euro chiesti come risarcimento. Ma alla fine la Provincia non dovrà sborsare nulla. È la decisione del tribunale di Pesaro che ha respinto la causa intentata da un ciclista rimasto gravemente ferito dopo una caduta lungo la provinciale Mondaviese, nel territorio di Sant’Ippolito.

L’incidente risale all’11 settembre 2021, alle 9.40 del mattino. Una caduta rovinosa che ha cambiato per sempre la vita dell’uomo: trauma cranico-encefalico, invalidità riconosciuta dell’85% e una lunga scia di conseguenze fisiche ed economiche. Sul tavolo, una richiesta di risarcimento da 1.564.157 euro, comprensiva di danni biologici, morali, spese sanitarie e ripercussioni future.

Secondo la tesi della difesa, la responsabilità sarebbe stata della strada. Un tombino coperto da asfalto irregolare, con un rialzo di circa 5,5 centimetri, avrebbe fatto perdere l’equilibrio al ciclista. Un’anomalia effettivamente accertata anche dalle perizie tecniche svolte in sede penale. Ma per il giudice questo non è stato sufficiente a fondare una responsabilità dell’ente pubblico.

Il nodo centrale della sentenza riguarda il comportamento del ciclista. I dati registrati dal dispositivo satellitare installato sulla bicicletta parlano chiaro: nel tratto in discesa che precede la curva l’uomo viaggiava a oltre 45 chilometri orari. Al momento della perdita di controllo, la velocità era comunque superiore ai 26 chilometri orari. Un’andatura giudicata “non adeguata” alle condizioni del tratto stradale.

Non solo. Il ciclista procedeva in posizione troppo centrale rispetto alla carreggiata, in violazione dell’obbligo di mantenere il margine destro. Un elemento che, insieme alla velocità sostenuta, ha pesato in modo determinante sulla valutazione del tribunale.

C’è poi un ulteriore aspetto ritenuto decisivo: l’uomo è completamente cieco dall’occhio sinistro. Una condizione nota che, secondo i giudici, avrebbe richiesto un livello di prudenza ancora maggiore, soprattutto in un tratto caratterizzato dall’alternanza di luce e ombra per la presenza di alberi lungo la strada.

Conclusione: nessuna responsabilità della Provincia. La domanda di risarcimento è stata rigettata e il ciclista è stato condannato anche al pagamento di 3.100 euro di spese legali.

Una sentenza che ribadisce un principio chiave: la presenza di un’anomalia stradale non basta, da sola, a far scattare il risarcimento se il comportamento del conducente risulta imprudente.

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