Capire tu non puoi, tu chiamala se vuoi Milano-Sanremo
La Milano Sanremo quest’anno ha incoronato come vincitore un velocista, il velocista al momento più forte nel World Tour Jasper Philipsen (Alpecin), seguito da Michael Matthews (Team Jayco AlUla) e Tadej Pogacar (UAE Team Emirates).
Partiamo proprio dal podio finale per parlare della classicissima di primavera che anche quest’anno ha saputo regalare emozioni uniche e indescrivibili. Partiamo dalla fine proprio perché leggere sul podio finale di una classica monumento un velocista, un finisseur e uno scalatore è lo specchio di come stia cambiando il ciclismo e soprattutto di come la Milano Sanremo, apparentemente la classica più monotona delle 5 stia vivendo l’evoluzione più inaspettata degli ultimi anni.
Negli ultimi 15 anni nessuno e riuscito a vincere la corsa per 2 anni consecutivi e se leggiamo i vincitori delle ultime edizioni scopriamo che ogni volta il finale di gara ha riservato copioni sorprendenti. Lo scorso anno è toccato a Matheiu Van der Poel alzare le braccia in via Roma con uno splendido attacco da finisseur proprio alla fine del Poggio, 2 anni prima a Mohoric con un’azione a perdifiato in discesa, in precedenza a Stuyven e Van Aert. La Milano Sanremo si è rivelata la più imprevedibile delle classiche, da corsa tradizionalmente per ruote veloci è divenuta terreno di conquista di attaccanti e finisseur e chissà tra un po’ anche per scalatori e cronoman.
La fuga del mattino
La giornata ha avuto il suo copione come da previsione. Fuga al mattino con 10 corridori con una nutrita compagine italiana con Davide Baldaccini, Valerio Conti e Kyrylo Tsarenko (Team Corratec), Sergio Samitier (Movistar), Romain Combaud (Team dsm), Davide Bais, Mirco Maestri e Andrea Pietrobon (Team Polti), Alessandro Tonelli e Samuele Zoccarato (VF Group) in grado di acquisire un vantaggio fino ai 3 minuti.
Il gruppo alle spalle controlla e non concede troppa libertà agli attaccanti, che da par loro sono in grado di resistere fin dopo lo scollinamento della Cipressa, e ripresi per una caduta in discesa.
Nota di merito per Davide Bais, indubbiamente il più combattivo di giornata, appena ripreso dal gruppo e in prossimità delle ultime asperità si concede una nuova vetrina stavolta in solitaria con un bella azione in contropiede non seguita però da altri corridori e che rapidamente si spegne.
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Cipressa e Poggio
La tattica della UAE era prevedibile, condurre una gara di testa, tirare il collo al gruppo sulle 2 ultime ascese del percorso per poi concedere a Pogi la possibilità di sferrare il proprio attacco. Qualcosa non va come previsto, in prossimità della Cipressa il team appare disunito e il piano fallisce, solo il primo tratto della Cipressa viene fatto con il coltello tra i denti e alcuni velocisti ne pagano il conto. In discesa però il gruppo si ricompatta con circa 50 corridori con il ritorno anche di ruote veloci come quella di Milan (LIDL) che si rivelerà prezioso nel finale per il proprio compagno di squadra.
Si arriva al Poggio, a quella che è una resa dei conti da mezzogiorno di fuoco. Stavolta la UAE appare più compatta e detta il ritmo forsennato in salita. Wellens guida il proprio capitano che a quasi 800 metri dalla cima sferra il proprio scatto. Una manovra prevedibile ma non per questo meno spettacolare e carica di entusiasmo. Resistono gli altri favoriti di giornata primo su tutti Van der Poel ma anche degli eroici Ganna (INEOS) e Bettiol (EF) che dimostra dopo la Milano Torino di avere una condizione al top.
In cima Tadej giunge, dopo l’ennesimo scatto, con alcuni metri di vantaggio su VDP che lo riprende in discesa. Pogacar si è accorto di non essere riuscito a fare la differenza che si attendeva e non forza il ritmo in discesa per non correre rischi. Così sui tornanti verso Sanremo hanno modo di rientrare in discesa anche specialisti come Pidcock (INEOS) e Mohoric (Bahrein). Sfortunato invece Ganna che perde terreno decisivo a causa di un problema meccanico che non gli consente di giocarsi le proprie carte per la vittoria.
Arrivo in via Roma
Giunti in discesa, i 5 km che separano dall’arrivo sono una lenta lentissima gara di nervi. Nel gruppo rientrano anche corridori che inizialmente sembravano tagliati dai giochi finali come Matthews, Pedersen (LIDL) per cui è fondamentale l’aiuto di Milan, Alaphilippe (Soudal Quick-Step) apparso in buona condizione dopo numerose prove opache e soprattutto Philipsen cui basta un breve cenno d’intesa con VDP per tendere la trappola perfetta. Si sussegono azioni e scatti per tentare la zampata ma il gruppetto di corridori appare compatto e determinato e i giochi di squadra prevalgono sulla forza dei singoli. VDP si rivela un lead out dei sogni e chiude ogni azione personale degli avversari e sull’arrivo di via Roma lancia la volata del proprio compagno che nonostante le fatiche di quasi 300 km riesce a piazzare la zampata finale su un generoso Matthews e su un sorprendente Pogacar per cui l’appuntamento con la vittoria e rinviato al prossimo anno.

