Intervista a Gatti Marco, ideatore del “Ciclista Imbruttito”, il libro-regalo perfetto per i ciclisti

Abbiamo il piacere di fare due chiacchiere con Marco Gatti, titolare del centro Bici Lab dove siamo stati in passato in occasione di video interviste e con cui abbiamo fatto la rubrica “l’angolo di pedalata”.

Marco da cosa nasce l’idea di questo libro e perché il ciclismo imbruttito?

L’idea non è venuta direttamente a me, ma a tutte le persone a cui raccontavo le situazioni assurde che vivevo all’interno del mio studio. E stiamo parlando della mia famiglia, degli amici ciclisti e non. Io raccontavo aneddoti veramente allucinanti, che anche a me sembravano irreali. E tutte le persone mi dicevano: “dovresti scrivere un libro”. E così, man mano che succedevano mi appuntavo sul telefonino l’aneddoto, la storia. Le ho riunite tutte insieme ed eccomi qua.

Dalla teoria alla pratica: Nel libro, racconti di esperienze molto particolari con i tuoi clienti. Qual è stata la richiesta più bizzarra che ti è mai stata fatta da un ciclista? E come hai reagito?

La richiesta più bizzarra è arrivata da un ciclista che aveva male al soprassella quindi ha pensato bene di togliere la sella. Voleva quindi che facessi il bikefit senza la sella.

Inizialmente pensavo fosse uno scherzo, anche perchè la telefonata era arrivata un 14 agosto in cui ero in vacanza al mare. Poi però approfondendo ho capito che era una storia vera e che questa persona, oltre al bikefit voleva che certificassi con un pezzo di carta, questa sua scelta perchè non poteva più partecipare alle corse amatoriali. La bici non era considerata “sicura” dai giudici. Io ho cercato di essere più professionale possibile, anche se ammetto che facevo fatica a trattenere le risate soprattutto di fronte ad un amico ciclista che ascoltava questa telefonata. Così non l’ho preso come cliente perchè impossibilitato a svolgere il mio lavoro correttamente.

Ipocondria su due ruote: Qual è la preoccupazione più comune dei ciclisti amatoriali che arrivano nel tuo laboratorio? E qual è la “malattia” più inventata che le hanno mai descritto?

I miei ciclisti si dividono fondamentalmente in due categorie: quelli che hanno la preoccupazione principale per la loro salute quindi al minimo dolorino in sella, si allarmano e quelli invece che mettono la prestazione davanti ad ogni cosa. E questi secondi purtroppo, scenderebbero a compromessi anche molto pericolosi. Sono i più difficili da gestire.

La malattia più assurda, inventata, che ho avuto modo di toccare con mano è stata quella di un mio cliente, un ragazzo molto giovane ossessionato dalla bici, che era convinto di avere una malattia degenerativa alle vertebre che gli faceva perdere di potenza nelle gambe. Il bello era che lui ne fosse estremamente convinto nonostante avesse visto due neurologhi, un ortopedico e avesse fatto una serie di indagini diagnostiche che escludevano tale possibilità.

Secondo me, era in pieno overtraining visto che presentava tutti i segnali di questa problematica. Ma lui ogni giorno insisteva con 5-6h di bici sfinendosi sempre di più.

Questo ciclista è tra l’altro nel libro, ma per una storia diversa. Anticipo che non è il protagonista de “l’enciclopedia medica” ma di un altro capitolo, forse ancor più destabilizzante.

Quali sono, secondo te, gli elementi fondamentali per essere definito un ciclista “imbruttito”?

Esacerbare una ossessione. Io credo che tutti a modo nostro siamo dei “ciclisti imbruttiti”. Tutti abbiamo delle ossessioni, delle manie, delle scaramanzie che viste dal di fuori ci possono far sembrare un po’ “pazzi”. Questo libro vuole essere una presa in giro a tutti noi, me compreso. Pensa che nel libro ho dovuto scrivere anche un capitolo su me stesso. Anche io sono stato un ciclista imbruttito.

C’è un aneddoto che più di tutti ti ha ispirato per scrivere il libro?

Quando penso a questo libro, il primo aneddoto che mi viene in mente è “il cliente che non diventò mai cliente”. Una storia banale forse, di routine. Che però a me ha lasciato tanto amaro in bocca perchè è cominciato in un periodo in cui avevo appena iniziato a fare questo lavoro e quindi molto insicuro. Ma soprattutto mi ha fatto riflettere su come ci possa ostinare così tanto su di una cosa. Mi spiego meglio: questo cliente mi contattò e prenotò un test per poi disdirlo pochi minuti dell’appuntamento. Per ben 3 volte. Con molto menefreghismo e sempre con la ragione che la sua vita venisse prima di tutto, facendo sentire che invece la mia non valesse proprio nulla.

Questa persona dopo il mio esplicito rifiuto di fissargli un altro appuntamento, si è intestardito per anni provando a contattarmi in modi sempre diversi o facendomi fare pressioni esterne pur di fissare un appuntamento. La cosa scioccante è che questa storia si è prolungata per circa 10 anni. A me ha ricordato molto la disperazione che abbiamo vissuto quasi tutti da adolescenti, quando la prima fidanzatina ci ha lasciato e noi ci siamo ostinati a fare di tutto per riconquistarla. Cosa che col senno di poi, invece era stata una benedizione.

Un consiglio per i neofiti: Quali consigli darebbe a chi si avvicina al ciclismo per la prima volta? E come evitare di diventare subito un “imbruttito”?

A tutti i ciclisti che vedo dico sempre: pratica il ciclismo in modo tale che la bici ti diverta. Non farla mai diventare un ossessione, se no poi la perdi.

E se fai qualcosa per diventare “imbruttito”, ben venga. Ridici sopra e usala per migliorare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *