Il Pagellone del 2024: Pogačar leggendario, UCI e Adam Hansen da incubo
Con il Tour of Guangxi si sono concluse le gare del calendario UCI World Tour. Andiamo a scoprire quali corridori si sono distinti in positivo e quali in negativo.
Voto 10 e due lodi a Pogačar e alla migliore stagione ciclistica di sempre
Cosa dire di Tadej Pogačar che non sia stato già detto più e più volte? Nulla. E allora tocca ripetersi e sciorinare i suoi impressionanti numeri e successi: 25 vittorie, doppietta Giro e Tour 26 anni dopo Pantani, condita dal successo al Mondiale, re del Lombardia per la quarta volta consecutiva (eguagliato Coppi), seconda Liegi con tanta di dedica alla mamma della fidanzata Urszka, la Strade Bianche, il Giro di Catalogna e il GP di Montréal. Non solo la quantità, ma anche la qualità nei successi del fenomeno sloveno, che non si è accontentato di fare il compitino per vincere le sue corse, ma che anzi ha attaccato a ripetizione e da lontano in tutte le gare disputate, come alle Strade Bianche e ai Mondiali, accumulando dei vantaggi clamorosi su tutti i suoi avversari. Quali saranno i prossimi obiettivi del cannibale di Komenda? Non ci sono ancora conferme ma si parla di Giro delle Fiandre e Vuelta, oltre all’immancabile Tour. Facile pensare al Lombardia, ormai suo terreno di caccia, e alla “ossessione” Sanremo, come la chiama lui.
Voto 9 a Evenepoel e alla sua seconda parte di stagione
Questa è stata la stagione della definitiva maturità di Evenepoel, almeno dal punto di vista ciclistico (il carattere rimane fumantino). Dopo una prima parte di 2024 abbastanza nella norma, condita dall’infortunio patito al Giro dei Paesi Baschi, da luglio in poi Remco si è scatenato. All’esordio al Tour ottiene una terza piazza in classifica generale superiore alle piu rosee aspettative, arricchita da una vittoria di tappa e maglia bianca, poi all’Olimpiade centra una leggendaria doppietta prova a cronometro-prova in linea (primo nella storia a riuscirci) e chiude l’anno con il bis mondiale nella crono e col secondo posto al Giro di Lombardia. Per l’anno prossimo si vocifera per il belga la doppietta Giro-Tour: se la vittoria in una Corsa rosa senza Pogačar e Vingegaard è ampiamente alla sua portata, il Tour attualmente pare un po’ troppo per le sue possibilità. almeno per quanto riguarda il discorso vittoria finale.
Voto 8 a Van Der Poel e alla sua doppietta Fiandre-Roubaix
Mathieu Van Der Poel, in questo 2024, ha confermato il trend dello scorso anno: poche vittorie, concentrate nella primavera fiamminga, ma di enorme peso. Spicca la doppietta Giro delle Fiandre-Parigi Roubaix, vinte con due manifestazioni di forza clamorose. Da sottolineare anche il 3° posto alla Liegi e alla prova in linea del Mondiale, e gli assist forniti a Philipsen al Tour e alla Milano Sanremo. L’unico neo della stagione è rappresentato dalla prova in linea delle Olimpiadi di Parigi, di cui era lo strafavorito e in cui invece ha ottenuto un risultato deludente. Un’altra questione poi è il suo rendimento nei Grandi Giri: il campione del mondo del 2023 nelle ultime due stagioni ha fatto le cose migliori nei GT solo come ultimo uomo di Philipsen. Da uno come VDP è lecito aspettarsi di più.
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Voto 7 a Primoz Roglic, che fra una caduta e l’altra fa sua la Vuelta
La stagione di Rogla è stata paradossale: nonostante sia uno dei più grandi ciclisti del XXI secolo, ormai da qualche anno lo sloveno subisce dei brutti infortuni causati da cadute in gara. Quest’anno questa maledizione si è acuita ancora di più: in ogni gara che disputava, Roglic cadeva almeno una se non due volte, dovendo ritirarsi da corse in cui era nelle primissime posizioni della generale. L’esempio più eclatante è stato il Tour, dal quale si è dovuto ritirare per la terza volta nelle ultime tre partecipazioni nonostante fosse il suo obiettivo stagionale e nonostante fosse in lotta per il podio. Poi però, nella “sua” Spagna, l’ex saltatore con gli sci ha conquistato la sua quarta Vuelta, corsa con la solita, perfetta, gestione tattica, facendo leva sul fatto che Ben O’Connor fosse in maglia rossa per risparmiare la sua squadra. Roglic, a 35 anni, è come il vino: nonostante il passare degli anni rimane uno dei ciclisti migliori del gruppo e, anzi, migliora sotto alcuni aspetti.
Voto 6 a Filippo Ganna e ai suoi due argenti
Come l’anno scorso, Filippo Ganna ha ottenuto pochissimi successi ma tantissimi piazzamenti. Purtroppo per noi, l’alfiere di Verbania da almeno due anni a questa parte non è più il miglior cronoman del mondo, scettro che ha dovuto cedere a Evenepoel. E infatti, proprio il fuoriclasse belga lo ha sconfitto in questa specialità sia alle Olimpiadi che ai Mondiali, anche se per pochi secondi in entrambe le occasioni. Dall’anno prossimo Ganna dovrà decidere come dividere i suoi tanti impegni: sembra che voglia dedicare meno spazio alla pista e cercare di migliorare nelle Classiche, corse in cui ha già ottenuto dei buoni risultati.
Voto 5 alla sfortuna della Visma Lease a Bike
Erano stati i dominatori del 2023, anno in cui erano riusciti nella straordinaria impresa di vincere tutti e tre i GT. Quest’anno, a causa di una serie clamorosa di infortuni, i calabroni hanno sottoperformato: da sottolineare soprattutto le cadute subite da Van Aert alla Dwars door Vlaanderen e alla Vuelta, con la prima che gli ha impedito di prendere parte alle Classiche del Nord e di debuttare al Giro, e quella tremenda al Giro dei Paesi Baschi di Vingegaard, che all’inizio aveva fatto temere che il danese non sarebbe più tornato sui suoi livelli. Da sottolineare anche la stagione deludente sia di Kuss, che non ha saputo ripetersi sui livelli dell’anno scorso, sia di Uijtdebroeks, che non si è ancora inserito nella nuova squadra. Sicuramente, se l’anno prossimo la Dea Bendata sarà più benevola nei confronti dei neerlandesi, i gialloneri riusciranno a tornare sui loro livelli.
Voto 4 ad Ayuso, che non cresce
Juan Ayuso è uno dei ciclisti giovani più promettenti per quanto riguarda le corse a tappe, e i risultati, da quando l’iberico è diventato professionista nel 2022, ci sono sempre stati, anche quest’anno. Il problema è che, se nelle corse di una settimana riesce a ottenere risultati eccezionali, lo stesso non si può dire per quanto riguarda i Grandi Giri: finora il suo unico podio nelle Grandi corse a tappe risale alla sua prima partecipazione a questo tipo di competizioni, ovvero alla Vuelta del 2022, chiusa al terzo posto, e non aiuta l’esclusione dal GT spagnolo di quest’anno da parte della UAE nonostante la richiesta degli organizzatori che Ayuso partecipasse. Soprattutto, quello che preoccupa di più, è il suo non essersi ancora imposto in una tappa del Giro, del Tour o della Vuelta. Attenzione, perché se è vero che il tempo è dalla parte del ciclista della UAE Emirates, è altrettanto vero che da essere il nuovo Contador all’avere la parabola alla Enric Mas il passo è breve.
Voto 3 all’Italia nei GT
Troppo poco il quinto posto di Antonio Tiberi per salvare gli italiani: se il laziale è un sicuro talento e deve essere fatto crescere con calma e senza pressioni, per il resto mancano azzurri capaci di primeggiare per la classifica generale di un Grande Giro. Non è tutto: al di fuori del Giro d’Italia, i nostri fanno fatica ad avere successo nelle corse a tappe World Tour. Basti pensare che è dal 2019 che un italiano non vince una tappa al Tour de France, record negativo per il Belpaese. Di certo non avvantaggia il fatto di non avere squadre World Tour italiane. L’ex Pro Filippo Pozzato, in questi giorni, ha affermato di voler creare una squadra italiana da portare nella serie A del ciclismo mondiale. Vedremo col tempo se questo progetto sarà concreto o solo fantaciclismo.
Voto 2 alla Ineos, ormai provincia e non più capitale dell’Impero
Probabilmente la peggiore stagione della storia dello squadrone britannico, il più ricco a livello di budget ma che, ormai da almeno un paio d’anni, non riesce a tenere più il passo di squadre come la Visma e la UAE. L’età avanzata di Geraint Thomas, la regressione di Bernal, la mancata esplosione di Pidcock e Carlos Rodriguez (di cui si può fare un discorso similare a quello fatto per Ayuso) hanno fatto sì che i risultati dell’ex Team Sky non siano più gli stessi di quelli dell’epoca Froome. Per colmare il gap con le squadre migliori si è parlato negli ultimi due anni dell’ingaggio di Evenepoel, ma alla fine non si è mai concretizzato nulla e anche quest’anno i britannici non faranno nessun colpo da 90 per arricchire il loro roster.
Voto 1 alla stagione fallimentare di Geoghegan Hart
Di certo, in rapporto al nome del corridore coinvolto, quello del vincitore del Giro 2020 è stato senza dubbio il peggior acquisto dell’ultima finestra di ciclomercato. Se nel 2023, prima del brutto infortunio patito al Giro d’Italia, c’erano stati dei segnali incoraggianti da parte dell’inglese, quest’anno il nulla più totale, zero, mai un guizzo, mai un piazzamento o un’azione degna di nota, degna del suo talento. Il contratto con gli americani della Lidl-Trek è fino al 2026: Goganga, come è soprannominato, avrà ancora due anni per dimostrare il suo valore.
Voto 0 ad Adam Hansen e all’UCI, perché davvero non si capisce niente
Perché davvero, negli ultimi anni, ci sono stati degli avvenimenti grotteschi, per non dire peggio, che non sono ammissibili da parte di chi organizza le gare ciclistiche più importanti al mondo. Dov’era Adam Hansen, presidente dell’Associazione Mondiale dei Corridori, quando in Svizzera, patria di strade insicure, si organizzavano dei mondiali su un circuito pericolosissimo e durante la prova juniores femminile moriva la povera Muriel Furrer perché i soccorsi aspettavano 1 ora e mezza prima di intervenire? Dov’era Adam Hansen quando al Giro di Romandia veniva organizzato un inutile quanto pericoloso prologo di 2 km? E dov’era Adam Hansen quando al Giro dei Paesi Baschi veniva inserita nel percorso una curva che avrebbe fatto cadere metà gruppo e per poco non stroncava la carriera di Jonas Vingegaard, il miglior uomo da GT del mondo? C’è troppa confusione: vengono disegnate delle corse che poi puntualmente vengono modificate per problemi metereologici prevedibili, però nessuno si rende conto di curve, discese, tragitti anche di poche decine di metri ma che possono costare la stagione dei corridori. È sacrosanto proteggere i ciclisti, però va fatto in maniera intelligente e sensata: è inutile togliere passi alpini se vengono lasciate picchiate che si percorrono a 100 km/h e curve a gomito strettissime.
Di Cesare Fabrizi

